Libero il 'talebano americano', primo detenuto della Guerra al terrore

John Walker Lindh è di nuovo libero,  dopo 17 anni di carcere

John Walker Lindh, il 'talebano americano', la prima persona imprigionata durante la 'Guerra al Terrore' lanciata dagli Stati Uniti dopo l'11 settembre 2001, è tornato libero ieri, dopo 17 anni di carcere. Lo ha confermato il suo avvocato ai media statunitensi. L'uomo, nato in California, era stato catturato alcuni mesi dopo l'inizio della guerra in Afghanistan; la scoperta che un giovane americano stesse combattendo insieme ai talebani, scrive il New York Times, fu uno shock per tutto il Paese.

Nel 2002, Lindh si dichiarò colpevole di aver aiutato i talebani e di trasporto di armi; non fu provato il suo coinvolgimento nei combattimenti o l'eventuale tentativo di uccidere degli americani. "Non sono andato per combattere contro l'America, e non l'ho mai fatto" disse all'epoca, durante il processo. "Non ho mai sostenuto il terrorismo e mai lo farò. Ho fatto un errore unendomi ai talebani".

Lindh, che aveva 21 anni al momento dell'arresto, crebbe vicino a San Francisco, con il padre cattolico e la madre buddista, racconta il Washington Post. Si convertì all'Islam da adolescente, dopo aver letto l'autobiografia di Malcolm X (leader della lotta degli afroamericani, convertitosi all'Islam), decidendo poi di andare in Medio Oriente per studiare l'arabo e la religione. Con il passare del tempo, si avvicinò al fondamentalismo; mentre viveva in Pakistan, scrisse alla famiglia di guardare alla società americana "con pietà". Si avvicinò ai talebani e decise di unirsi a loro in Afghanistan per dare vita a uno "Stato islamico puro". In un campo di addestramento di al-Qaida, incontrò Osama bin Laden, ma decise di non unirsi al gruppo e di non partecipare ad attacchi contro Stati Uniti e Israele, secondo il suo racconto all'Fbi. Il suo jihad, disse, era in Afghanistan. "Gli attacchi terroristici di bin Laden sono completamente contro l'Islam e contro il jihad, e sono senza giustificazione. Il terrorismo non è mai giustificato" disse in tribunale. 

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