Libia: Trump ha dato ad Haftar l'ok all'assalto a Tripoli

Lo sostengono fonti di Bloomberg, le cui ricostruzioni contrastano con le critiche al generale mosse dal segretario di Stato, Mike Pompeo. Il governo di unità nazionale di al-Serraj a rischio

Colpo di scena nelle dinamiche geopolitiche riguardanti la Libia, cosa che rischia di mettere a repentaglio il governo di unità nazionale del primo ministro Fayez al-Serraj.

Il presidente americano, Donald Trump, ha di fatto dato il suo sostegno all'assalto su Tripoli compiuto dal generale Khalifa Haftar, a capo dell'amministrazione rivale basata a Bengasi, per deporre il governo riconosciuto dall'Onu. Lo hanno riferito funzionari americani a Bloomberg.

Il semaforo verde della Casa Bianca sarebbe stato dato nella telefonata tra Trump e Haftar del 15 aprile scorso e di cui l'amministrazione Usa ha dato notizia soltanto il 19 aprile ossia il giorno successivo alla conversazione tra Trump e Mohammed bin Zayed Al Nahyan, il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti (un paese sostenitore di Haftar). All'incontro alla Casa Bianca del 9 aprile tra Trump e il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi, inoltre, quest'ultimo pare abbia fatto pressing affinché Washington sostenesse le azioni di Haftar. Secondo tre diplomatici sentiti da Bloomberg, anche in una telefonata precedente a quella con Trump, il consiglere 'falco' per la sicurezza nazionale, John Bolton, avrebbe dato ad Haftar l'impressione che gli Usa erano favorevoli all'assalto su Tripoli da parte delle autoproclamatesi Forze armate libiche capitanate dall'ex comandante di Muammar Gheddafi. Negli anni '80 Haftar si riscoprì nemico del dittatore e trascorse due decenni in esilio negli Stati Uniti prima di tornare in Libia nel 2011 (anno in cui lo stesso Gheddafi fu ucciso da parte di forze Nato capitanate da Washington).

Le indiscrezioni di stampa si spingono oltre il resoconto della telefonata tra Trump e Haftar fornito dalla Casa Bianca venerdì scorso. Nella nota allora diffusa dal civico 1600 di Pennsylvania Avenue nella capitale Usa si leggeva che Trump aveva parlato con Haftar "per discutere degli sforzi in corso contro il terrorismo e della necessità di raggiungere la pace e la stabilità in Libia". Il 45esimo presidente Usa aveva però "riconosciuto il ruolo significativo del maresciallo Haftar nella lotta al terrorismo e nel proteggere le risorse petrolifere della Libia". I due, concludeva la nota, "hanno discusso della visione condivisa per la transizione della Libia a un sistema politico stabile e democratico". Stando a un portavoce della Casa Bianca, la ricostruzione dei fatti di Bloomberg è inaccurata ma altri commenti non sono stati forniti.

Se confermate, le indiscrezioni rappresenterebbero un netto cambio di rotta da parte degli Stati Uniti, che il 7 aprile scorso avevano espresso una preoccupazione "profonda" per le tensioni vicine alla capitale libica e la loro contrarietà nei confronti dell'offensiva lanciata dal generale Haftar, a cui chiesero "la fine immediata di queste attività militari" contro Tripoli. E' quanto recitava una nota di Michael Pompeo, segretario americano di Stato, secondo cui "non c'è una soluzione militare al conflitto in Libia. Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti continuano a fare pressione sui leader libici, insieme ai nostri partner internazionali, per un ritorno ai negoziati politici mediati dall'inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salamè". Secondo Pompeo, "la soluzione politica è l'unico modo per unire il paese e fornire un piano per la sicurezza, la stabilità e la prosperità di tutti i libici". L'11 aprile anche la Ue aveva chiesto ad Haftar di fermarsi in un comunicato dove il generale non veniva nominato dopo le obiezioni sollevate dalla Francia e da altri Paesi membri.

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