Luca Maestri (Apple): il prossimo Steve Jobs può essere italiano

Il direttore finanziario del produttore dell'iPhone sostiene che la nostra nazionalità è un "asset enorme". Cupertino? Un esercito e un monastero insieme. Juventino, difende la diversità. E consiglia: inseguite la vostra passione, avrete successo
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Il prossimo Steve Jobs potrebbe essere italiano. Parola di Luca Maestri, il direttore finanziario di Apple ospite di una conversazione organizzata nella serata del 10 febbraio dal consolato italiano a New York sotto la guida del console generale Francesco Genuardi.

Essere italiani? Un asset enorme
Con all'attivo una carriera costruita in quasi ogni regione del mondo, il top manager laureatosi in economia alla Luiss di Roma ha spiegato che essere italiano per lui è un "asset enorme. Non c'è altro Paese come l'Italia che suscita così tanto affetto. E' una cosa che non ha paragoni ma siamo noi a costruirci attorno gli stereotipi. Ero il primo a credere che non avrei mai ottenuto il lavoro a General Motors (dove iniziò la sua carriera, ndr) ma mia moglie, che è americana, mi disse che le aziende Usa sono invece molto inclusive". Insomma, essere italiani "è un plus enorme".

Dei giovani italiani però non condivide la "rassegnazione". Intanto perché possono essere "tanto competitivi quanto" quelli di altre nazionalità, e poi perché è "davvero più facile oggi avere una esperienza internazionale. Se si prende un certo numero di rischi, le opportunità ci sono". Tanto più se si parte con all'attivo una istruzione, come quella italiana, che secondo lui è "fenomenale".

Il giornalista sportivo mancato difende la diversità
Uno juventino il cui sogno professionale era il giornalismo sportivo ("sarei molto bravo, sia sul lato delle storie umane sia su quello statistico"), Maestri ha confermato di non essere l'unico italiano che lavora alla Apple, il produttore dell'iPhone che reputa molto importanti "l'inclusione e le diversità. Steve [Jobs, il cofondatore del gruppo] era un figlio di immigrati" (il padre era siriano). E siccome a Cupertino (California) si possono trovare "persone di ogni nazionalità", non stupisce affatto che Apple si sia schierata con i colossi della Silicon Valley contro l'ordine esecutivo con cui il presidente americano Donald Trump ha sospeso gli ingressi di rifugiati e cittadini di sette nazionalità prevalentemente musulmane. Anche se quella misura è stata bloccata da un giudice, la cui decisione è stata confermata temporaneamente dalla Corte d'Appello di San Francisco, Apple sta comunque consigliando a chi è chiamato in causa di non lasciare gli Stati Uniti. Comunque sia, il gruppo di cui cura le finanze "non sta preparando un piano di emergenza per la fine del mondo". Come a dire, nemmeno con le peggiori politiche di Trump l'America andrà a rotoli perché la democrazia è forte.

Alle start-up italiane: se avete una grande idea, andate a San Francisco
Nello spiegare che per le start-up italiane il principale problema sta nel trovare capitali, Maestri ha garantito: "Se andate a San Francisco con un'idea fantastica, sarete finanziati". Il direttore finanziario ha citato Musixmatch, gruppo fondato nel 2010 e con quartier generale a Bologna che si difinisce la più grande piattaforma di testi di canzoni al mondo: "Con loro abbiamo una collaborazione su Apple Music", ha detto Maestri aggiungendo altri due ostacoli per le start-up del nostro Paese: la burocrazia e le difficoltà per lo sviluppo del talento. Ciò non toglie che in Italia ci possa essere "il prossimo Steve Jobs". Maestri, che si sveglia ogni giorno intorno alle 3 del mattino per poi crollare sul divano con un'iPhone in mano intorno alle 22-22.30, ha tenuto a precisare che nel nostro Paese "siamo molto bravi a fare le cose. Se Tim Cook (l'amministratore delegato di Apple, ndr) vuole una bicicletta, la va a comprare in Italia".

Apple: esercito e monastero insieme
Di tornare in Italia però ancora non ne vuole sapere. "Amo troppo il mio lavoro". E alla domanda se valuterà mai di tornarci magari per ridare all'Italia qualcosa, Maestri ha detto: "Considererei l'opzione, ma né oggi né domani". Eppure lavorare per Apple, "un grande centro di innovazione", è un po' come "lavorare per l'esercito" per via della disciplina maganeriale necessaria per eseguire i piani previsti. Allo stesso tempo, essere in Apple significa anche "essere in un monastero: si è al servizio dell'azienda e il tuo ego non ha posto". Maestri ha spiegato che Apple ha una gestione centralizzata e basata su poche persone ma buone: "Per noi la qualità è meglio della quantità. Il mio team è grande la metà di quello di altre aziende simili. Se abbiamo le giuste persone, non ne abbiamo bisogno di molte". Il Cfo di Apple ha aggiunto che ogni lunedì mattina i principali 10 top manager si riuniscono per parlare di varie questioni in dettagli estremi. "La nostra professione sta nei dettagli". E "la ricetta del gruppo non sta nel prodotto", ossia l'iPhone da cui deriva gran parte del fatturato, ma "dall'ecosistema composto da hardware, software e servizi. La chiave sta nella loro integrazione".

Inseguire la priopria passione
Il messaggio finale di Maestri è semplice: lavorare sui propri punti di forza piuttosto che su quelli deboli "perché il rendimento è maggiore" e cercare di capire la propria passione. Una volta individuata "il successo è garantito".