Luisa Rabbia, un'artista italiana ad Art Basel Miami Beach

Vive a New York da dieci anni e partecipa alla fiera con la galleria di Peter Blum

Luisa Rabbia è un’artista italiana che vive a New York dal 2000. In questi giorni si trova a Miami, in occasione della fiera d’arte contemporanea Art Basel Miami Beach, e allo stand della galleria newyorkese Peter Blum sono esposti alcuni suoi lavori recenti: un grande disegno, un dittico, formato da due disegni, e una scultura intitolata Crowd. “Costava 35 mila dollari ed è stata venduta subito, il giorno dell’inaugurazione”, spiega il gallerista riferendosi alla scultura. A comprarla è stata una coppia di collezionisti americani che portano così a casa un complesso di figure blu, i cui volti sono disegnati nei dettagli con la matita bianca e i corpi avvolti in pezze di abiti di seconda mano, che divengono radici.
“In Crowd”, spiega l’artista. “I personaggi sono blu perché è un colore della pelle che non esiste, mentre i lineamenti che disegno sottolineano personalità e culture diverse”. Luisa ha iniziato ad usare il blu quando è arrivata negli Stati Uniti e lavorava come cameriera per mantenersi. “L’urgenza di disegnare a volte mi portava a utilizzare la biro su dei tovaglioli, i primi pezzi di carta che capitavano sotto mano”, racconta , “il disegno per me era come una forma di scrittura, per raccontare con immagini invece che con parole. Con il tempo, mi sono poi accorta che il blu portava le immagini in un altra dimensione e le astraeva dalla realtà'”.

Luisa lavora con Peter Blum da giugno 2011, da quando ha partecipato alla collettiva LANY. La mostra, allestita in una delle due sedi newyorkesi della galleria, a Chelsea, era curata da Mario Diacono. “LANY è stata una straordinaria opportunità per esporre da Peter Blum”, spiega Luisa, “oltre che un’occasione per esporre insieme ad altri artisti Americani”. La mostra non si sviluppava intorno a una tematica particolare, ma presentava le “ricerche indipendenti portate avanti da artisti di New York e Los Angeles, in un momento in cui i gruppi artistici sono meno frequenti”, e dunque i discorsi sempre più individuali. “Peter mi ha poi proposto di continuare a lavorare insieme, e questo per me rappresenta un straordinario supporto”, confessa Luisa , “è importante che il lavoro di un artista esca dallo studio, ed è fondamentale che a farlo uscire sia una persona con sensibilità intellettuale, entusiasmo e professionalità". L'attività della galleria di Peter Blum è paragonabile a “un grande cervello, una squadra che lavora unita, dove ognino ha un ruolo specifico e tutto si muove nella stessa direzione”.

Luisa attualmente è rappresentata anche dalla storica galleria torinese di Giorgio Persano e dalla svizzera Charlotte Moser. A New York in passato aveva già collaborato con il gallerista Massimo Audiello, con cui era entrata in contatto nel 2001, durante una residenza all’ISCP, l’International Studio & Curatorial Program, un istituto che al tempo aveva sede a Manhattan, e che dal 2008 si trova in un grande ex edificio industriale di Brooklyn. “Ho conosciuto Dennis Elliott, il direttore dell’ISCP, in occasione della mia prima mostra a Brooklyn, alla Gale Gates Gallery, nel 2000, curata da Ombretta Agrò”. Luisa era stata invitata a partecipare dall’Italia, e aveva trovato il modo di fermarsi un paio di mesi nella Grande Mela. Da quel momento sono passati undici anni e l'artista sta ora preparando i documenti per chiedere la cittadinanza americana. “All’inizio non sapevo una parola di inglese”, racconta Luisa, “e per mantenermi ho lavorato prima come cameriera e dopo ho disegnato tappeti per Fedora Design. Poi, un pò per volta, e grazie al supporto dei miei galleristi, ho potuto lasciare le altre attività e dedicarmi full-time al mio lavoro". Un’importante svolta nella sua avventura americana è arrivata poi con Pieranna Cavalchini, curatrice di origine italiana residente a Boston, responsabile della sezione di Arte Contemporanea all' Isabella Stewart Gardner Museum. “Credo che abbia visto i miei lavori a Torino da Persano”, racconta Luisa, “ le sono piaciuti e mi ha invitato a stare un mese presso la residenza d'artista del museo. Inspirata dalla collezione del museo, Luisa ha realizzato “Travels With Isabella. Travel Scrapbooks 1883-2008”, un’animazione video realizzata con le immagini dei diari di viaggio di Isabella Stewart Gardner in Cina e i disegni dell'artista. Il video e' stato esposto presso il Gardner Museum nel 2008 (e successivamente, nel 2009 presso la Fondazione Merz a Torino e la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, nel 2010 alla Fondazione PROA a Buenos Aires).

New York è sempre stato il suo grande amore. Vive a Brooklyn da dieci anni, nella zona di Bushwick, dove è arrivata “quando ancora non era piena di hipsters e artisti”. Del suo quartiere adora il carattere Dominicano e Portoricano, la musica che esce dalle case e il fatto che sia pieno di luoghi belli, ma che “devi andarli a cercare”. Dell'America Luisa ama "la possibilità di essere me stessa. Passando molto tempo da soli, in un luogo in cui ogni cosa è normale, si finisce per scegliere e conoscere se stessi". Non le piacciono invece "le enormi differenze di classe, il sistema sanitario che non e' per tutti, il sistema scolastico discriminatorio". L'italia non le manca, ma riconosce che è un paese in cui "è più facile incontrarsi con gli amici", e non ha nessuna intenzione di tradire le sue radici. "Mantengo la mia identità e questo viene fuori anche dal mio lavoro, ma desidero che queste mie radici entrino in relazione con contesti internazionali, si rapportino con altre culture", spiega l'artista. Proprio in questa relazione sta il più grande problema dell'Italia secondo Luisa: "è un paese statico, che ha difficoltà ad accettare il cambiamento. Uno dei problemi dell'Italia degli ultimi anni non è certo l'immigrazione, anzi. L’immigrazione, dal mio punto di vista è l’unica possibilità che il paese ha per crescere e diventare migliore, per proiettarsi al futuro".

Luisa porta avanti la sua ricerca artistica intorno a tematiche che riguardano l'uomo come individuo e il suo rapporto con gli altri. E' attenta al tema dell'identità e della relazione, così come a quello della solitudine. "Mi interessano situazioni sociali come la figura del senzatetto, e dell’immigrato, ma dal punto di vista psicologico, non politico". Quello che la affascina dei senzatetto, che spesso rappresenta dormienti, e' "l’essere fisicamente in un posto, ma mentalmente in un altro. Il distacco mentale e fisico che si può raggiungere anche se circondati da moltissime persone". Pensando agli immigrati riflette invece "sullo stato psicologico della partenza, sul vuoto che si lascia e sulle memorie che ci si porta dietro, mettendosi in cammino alla ricerca di qualcos'altro". A New York Luisa ha trovato la sua città, un "luogo in cui non si smette mai di imparare".

I ritratti di Luisa Rabbia sono di Mario Zanaria

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