Macron ha vinto in modo netto, ma per gli analisti di Wall Street Le Pen non è fuori dai giochi

Uno dei problemi con cui Macron dovrà fare i conti, è il fatto che sono stati molti i voti contro Le Pen e non espressamente a suo favore. Per il nuovo presidente il primo test sarà alle elezioni di giugno.
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Il verdetto delle urne alle presidenziali in Francia è stato inequivocabile: il centrista Emmanuel Macro ha sconfitto la candidata di estrema destra Marine Le Pen. Tuttavia, numeri alla mano, secondo gli analisti di Wall Street Le Pen, pur se battuta, non è fuori dai giochi: il Front National ha ottenuto 10,58 milioni di voti, Macron 20,26 milioni, ma Le Pen ha visto salire la percentuale di preferenze al 34% circa, dal 21% della prima tornata elettorale di due settimane fa.

"La solida performance di Macron ha superato le aspettative, ma i dati mostrano che il Front National ha accresciuto in modo significativo la propria forza plitica", hanno scritto gli analisti di Citi in una nota ai clienti. Marine ha ottenuto infatti quasi il doppio dei voti che suo padre, Jean-Marie Le Pen, aveva ricevuto quando ha corso nel 2002. Detto questo, come ha ammesso la stessa candidata, il partito dovrà cambiare pelle.

"Marine Le Pen è stata molto chiara sul suo desiderio di disintossicare il Front National, per farlo diventareun po' più mainstream e più eleggibile", ha detto a Cnbc Emily Mansfield, analista di Economist Intelligence Unit, secondo cui il partito deve muoversi in modo determinato per reinventarsi, più di quanto debba fare Le Pen in prima persona.

Uno dei problemi con cui Macron dovrà fare i conti, è il fatto che sono stati molti i voti contro Le Pen e non espressamente a suo favore: "Se Macron non riuscirà a radunare la forze politiche sul tema del libero mercato, del lavoro e dell'industria e se la gente continuerà a mostrarsi ostile verso la sua politica, sarà una vittoria per Le Pen perché potrà capitalizzare sulla rabbia nei confronti del suo avversario", ha detto Mansfield.

Per Macron il primo test arriverà già nelle prossime settimane: con la doppia tornata elettorale dell'11 e del 18 giugno, i francesi sono chiamati a rinnovare il Parlamento e il nuovo presidente dovrà dimostrarsi capace di creare alleanze e creare una solida coalizione di governo. E un fallimento in questo senso potrebbe essere una freccia all'arco della sua rivale, che pensa già alle prossime presidenziali.

"Penso che dobbiamo parlare alla Francia di problemi reali, problemi demografici, di immigrazione di massa. E il partito deve rimanere saldo sui propri valori", ha detto Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. Per Macron, la sfida principale sarà proseguire sulla via delle riforme: "Il nostro scenario è legato al fatto che En Marche raggiunga in parlamento una propria maggioranza o si avvicini abbastanza alla soglia in modo da poter governare con i moderati, portando avanti una prudente politica fiscale, con solo piccole misure di ulteriore austerità", hanno scritto in una nota gli analisti di Bank of America Merrill Lynch.

Sul voto in Francia si sono espresse anche le grandi agenzie di rating, sostanzialmente concordi nel vedere elementi positivi nell'elezione di Macron, anche per quanto riguarda i mercati, ma anche nel sottolineare che permangono all'orizzonte problemi da risolvere. Per Fitch Ratings l'esito del voto ha allontanato il rischio di shock di breve termine, ma non quelli futuri, anche alla luce di un possibile aumento del sostegno nei confronti dei partiti euroscettici. Standard & Poor's, che ha sottolineato che il risultato elettorale non inciderà sul rating della Francia nell'immediato, prevede che il Paese continuerà, se non addirittura accelererà sulla via delle riforme, mentre secondo Moody's per Macron il vero test sarà sul consolidamento fiscale.

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