Manovra: deficit al 2%? Si tratta per evitare la procedura d'infrazione

Da Buenos Aires, si respira ottimismo in una soluzione: Juncker: non siamo in guerra con l'Italia. Moscovici: "Dobbiamo vedere una riduzione del deficit concepita in modo credibile" ma riconosce "toni cambiati".

Buenos Aires - A giudicare dal clima che si respira a Buenos Aires, le distanze tra Roma e Bruxelles sulla manovra sembrano accorciarsi. Ma pur apprezzando i "toni cambiati", l'Europa chiede "azioni concrete" al governo Conte affinché una soluzione venga trovata e una procedura di infrazione sia evitata. Perché non farebbe bene né alla Penisola né al Vecchio Continente. Il nodo da sciogliere resta il rapporto deficit/Pil, che in manovra è scritto al 2,4%, che il governo è disposto a ridurre (cosa inizialmente esclusa) magari fino a quel 2% che tranquillizzerebbe la Ue.

Dalla capitale argentina dove è in corso il G20, gli uomini con cui sabato scorso Giuseppe Conte aveva cenato a Bruxelles hanno dimostrato apertura e flessibilità nei negoziati. Il presidente della Commissione Ue, Jean Claud Juncker, ha riconosciuto "i progressi fatti" oltre che "l'atmosfera buona" e ha sottolineato che "non siamo in guerra con l'Italia". Se lui vuole che il nostro Paese "sia quello che è sempre stato, [una nazione dentro l'Europa] e che non gira le spalle all'Europa", Pierre Moscovici, il commissario Ue agli Affari economici e finanziari, si è detto convinto che "il posizionamento dell'Italia sia al centro dell'Eurozona". Ma per restarci, la Penisola deve fare cambiamenti e rispettare le regole Ue.

Numeri, Moscovici, non ne vuole dare. "Conoscete le regole Ue. Potete dedurne le cifre", ha detto alla stampa italiana a Costa Salguero, il centro congressi dove si stanno riunendo i leader mondiali. "Non posso e non voglio ignorare le regole", ha aggiunto rivendicando però la sua costante flessibilità. Tuttavia, "la palla ora sta nel campo dell'Italia", che deve cambiare la Manovra per evitare una procedura d'infrazione per eccesso di debito che altrimenti è garantita.

Moscovici vuole vedere "una riduzione del deficit concepita in modo credibile". E' lui ad avere ammesso che "il tono" delle trattative tra Italia e Ue "è cambiato" ma ora "servono azioni decisive". Conte gli ha indirettamente risposto dicendo che le azioni del suo governo "sono credibili" e che l'obiettivo è una "manovra con il segno diverso". Nel giorno in cui l'Istat ha rivisto al ribasso il Pil del terzo trimestre, prima contrazione dal 2014, lui ha garantito: "Lo faremo crescere". D'altra parte "non possiamo finire in recessione". Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha dato la colpa alle "vecchie manovre basate su tagli e austerità". Il numero uno del M5S, Luigi di Maio, ha puntato il dito contro la manovra "ispida" targata Paolo Gentiloni.

Il premier è "assolutamente fiducioso" che una soluzione possa essere trovata entro l'Ecofin del 17 dicembre. Né lui né la Ue vogliono attivare la procedura d'infrazione: "Non è auspicabile", ha ammesso Conte perché "ci pone in difficoltà e crea fibrillazione nei mercati".

Anche Moscovici non esclude che una soluzione sia possibile: "Vedo segnali" ma qualcosa deve succedere perché "lo status quo non aiuta". Da una capitale argentina blindatissima, il funzionario francese ha inviato un messaggio all'Italia: "Non perdiamo tempo". Se per lui, "laddove c'è la volontà, c'è una soluzione", per Juncker "siamo con l'Italia se l'Italia è con noi". Basta trovare il giusto equilibrio tra i numeri cari a Bruxelles e le misure promesse ai loro elettori da Salvini (quota 100 sulle pensioni) e di Maio (reddito di cittadinanza). Per Conte "ci sono tante varianti" ma l'importante è "poter realizzare le riforme che per noi sono essenziali".