Matteo Ramon Arevalos porta il suo pianoforte a New York

Per il musicista la metropoli americana (dove si sta per trasferire) è "una delle più belle e vivibili in cui sia stato". A gennaio altri concerti

Matteo Ramon Arevalos si è avvicinato alla musica a soli 6 anni. Si definiva un vero rockettaro e la batteria era la sua passione. Ma quella della musica era una passione condivisa da tutta la famiglia: "Dopo cena ci mettevamo tutti insieme a suonare" racconta ad America24. "Solo qualche anno dopo ho deciso che il ritmo della batteria non mi bastava, e così mi sono innamorato del pianoforte" continua. La musica per lui "è come un organo che non è fisicamente attaccato al mio corpo ma lo è in un modo o nell’altro, non potrei farne a meno. Acqua, cibo e musica, è come un alimento. A volte ho persino difficoltà a descrivere cosa provo".

Uno dei maestri da cui trae ispirazione è John Cage, compositore del Novecento che Matteo Ramon Arevalos definisce “mostro sacro”. L’ispirazione più grande però deriva dalla musica classica indiana, la sua preferita. Quest’anno si è esibito a New York per la prima volta all’Istituto culturale italiano, nel quale si è presentato con varie composizioni: da Ennio Morricone a Fausto Razzi.

Da novembre è in viaggio per il mondo con vari concerti che lo vedranno in Argentina, Strasburgo e Berlino. Ma la voglia di trasferirsi nella Grande Mela per qualche tempo è tanta. A gennaio infatti ha già in programma altri concetti nella città.  “Per me New York è una delle città più belle e vivibili in cui sono mai stato. Molti pensano a questa città come a una costante confusione ma ci sono tanti quartieri come Brooklyn che mi hanno rapito il cuore. La mia intenzione infatti è quella di stare qui a New York per un periodo”.

Il pianista e compositore è nato a Ravenna, dove ha passato la sua infanzia. La città gli è stata di grande ispirazione per le sue opere. “Ho frequentato l’istituto d’arte per il mosaico alle superiori. Mi è sempre interessato collegare la musica con l’arte figurativa. Cerco di riprodurre con il suono l’effetto e gioco dei riflessi che provoca la luce quando si specchia nei mosaici bizantini”. Infatti i suoi ultimi pezzi sono stati realizzati proprio volendo unire musica e arte. Prima di esibire alcuni pezzi, posiziona nelle corde del pianoforte una serie di tasselli di mosaici i quali rendono il suono completamente diverso. “Non sento di far parte di un filone musicale, infatti a volte faccio fatica a propormi nell’ambiente musicale: non è jazz, non è classica o contemporanea. Ma io, faccio quello che mi sento”, dice.

Dopo aver vissuto la sua infanzia a Ravenna si è diplomato nel 1995 in pianoforte al Conservatorio B. Maderna di Cesena, col massimo dei voti e la lode. Da qui però ha iniziato a viaggiare in giro per il mondo, perfezionando i suoi studi: con Rudolf Kehrer all'Hochschule di Vienna, a Parigi e con Oxana Yablonskaya, insegnante della scuola delle arti “Juilliard”, a New York.