McCain alimenta le speranze nella riforma fiscale dei repubblicani

Il senatore del Gop a favore della bozza che verrà messa al voto al Senato. Scatta il rally a Wall Street. Per il DJIA, la migliore seduta del 2017. Ma mancano ancora i voti per raggiungere quota 50.

E' bastato un senatore di 81 anni, con un tumore al cervello e pesantemente criticato in passato da Donald Trump per riaccendere le speranze verso l'approvazione al Senato della bozza di riforma fiscale messa a punto dai repubblicani.

John McCain, senatore dell'Arizona, ha apertamente espresso il suo sostegno per la legislazione che tra stanotte e domani potrebbe essere messa al voto in quell'aula del Parlamento Usa. "Anche se tutt'altro che perfetta, questa legislazione potenzierà la competitività americana, spingerà l'ecnomia e fornirà il sollievo fiscale da tempo necessario per le famiglie della classe media", ha detto. Le sue parole non sono da poco dal momento che McCain ha contribuito alla debacle del suo partito nell'abrogare la riforma sanitaria approvata nel 2010 quando alla Casa Bianca c'era Barack Obama.

Con il suo "sì", il Gop si avvicina al numero magico dei 50 voti necessari per fare passare la riforma fiscale. Il partito repubblicano conta 52 seggi al Senato e si può permettere solo due defezioni, dando per scontato che tutti i democratici e gli indipendenti votino contro. Un eventuale stallo potrebbe essere risolto dal voto del vicepresidente Usa, Mike Pence, che così garantirebbe il raggiungimento della maggioranza semplice.

L'effetto McCain ha fatto scattare un poderoso rally a Wall Street, dove il Dow Jones Industrial Average ha superato per la prima volta i 24.000 punti mettendo a segno la seduta migliore di tutto il 2017. Di questo Trump è tornato a vantarsi come se il merito fosse esclusivamente suo. "Se i democratici avessero vinto le elezioni presidenziali, il mercato sarebbe il 50% al di sotto di questi liveli e la fiducia dei consumatori, che a sua volta si trova a livelli record, sarebbe ai minimi", ha detto.

Nonostante l'entusiasmo dei mercati (che attendono una riforma da un anno), il successo al Senato non è garantito. E anche se ci fosse, il testo dovrà essere uniformato a quello già approvato alla Camera. Solo a quel punto potrà arrivare sulla scrivania di Trump per una firma definitiva.

La soglia dei 50 voti non sembra ancora raggiunta. Mentre i 'falchi' repubblicani temono un'esplosione del deficit e del debito pubblico - la cui traiettoria preoccupa molto il governatore Janet Yellen - altri sperano di portare a casa una vittoria legislativa che si tradurrebbe - dicono - nella principale riforma del fisco dal 1986. Per il presidente Usa, sarebbe la prima da quando mise piede alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017.

Chissà se la sua promessa di dare all'America un "grande e bellissimo regalo di Natale" nella forma di tagli alle tasse verrà realizzata. Se così arà, il Fondo monetario internazionale è pronto a dare il suo giudizio. Per ora attende dettagli, convinto che una riforma fiscale in Usa sia "necessaria". L'importante è che - tra le altre cose - "non provochi un peggioramento della polarizzazione dei redditi".

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