Medardo Rosso un post-impressionista a New York

Medardo Rosso

Un personaggio di confine come solo chi ha vissuto a cavallo dell’Ottocento e del Novecento può essere, un artista diviso tra il recupero della tradizione e la tensione verso le avanguardie, che ha superato i confini patrii nel nome della sua arte vivendo tra Milano e Parigi.

L'italiano Medardo Rosso è quello che i tedeschi chiamerebbero “Strassen Potpourri” e non stupisce allora che il suo genio sia stato compreso e amato anche in America, la terra del meltin-pot. Dopo la mostra al MoMa del 1964, lo scultore post impressionista è tornato a New York alla Center For Italian Modern Art (Cima), dove prosegue fine a fine giugno l'esposizione delle sue opere, fotografie, sculture, e disegni.

“L’attualità dei suoi lavori proviene dall’esplorazione dei limiti della scultura stimolata da uno scritto di Baudelaire di metà Ottocento”, afferma la ricercatrice Chiara Fabi, vincitrice della borsa di studio messa in palio da Cima, l’associazione artistica no-profit voluta da Laura Mattioli. “In esso lo scrittore affermava che il problema della scultura è che essa è sottoposta allo spazio e ai cambiamenti di luce, mentre in pittura l’artista può definire con precisione qual’è il suo punto di vista”, aggiunge.

Questa affermazione deve aver risuonato a lungo nella mente di Medardo Rosso che ha condotto una lunga serie di studi fotografici sulla sua arte per definire il punto di vista da privilegiare nell’osservazione delle sculture.

E’ il caso degli scatti che ritraggono il “Broker”, una delle opere più note dell’artista italiano, tutta giocata sulla linea diagonale che dona dinamicità al personaggio ritratto. Dalle foto emerge il grande lavoro di studio dell’impatto della luce sul gesso condotto da Medardo Rosso. Lo stesso procedimento che Rosso effettuò per opere come “La conversazione” e “Impression Dionibus”, andata distrutta. Da qui la frase che l’artista era solito citare: “noi non siamo nulla se non giochi di luce”.

Medardo Rosso