Membro del governo Trump: faccio parte della "resistenza"

Ha scritto editoriale anonimo sul Nyt. "Stiamo lavorando dall'interno dell'amministrazione per fare saltare parti dell'agenda del presidente e le sue peggiori tendenze". Il leader Usa: tradimento. Ed è caccia alla talpa

A Washington è esploso il caos. E Donald Trump e i suoi più stretti alleati sono a caccia di una talpa. Quella che anonimamente ha scritto sul New York Times un editoriale in cui il 45esimo presidente americano viene criticato. Non solo. Il funzionario di alto livello del governo americano che ne è l'autore si è detto parte "parte della Resistenza dentro l'amministrazione Trump" e ha spiegato che nel governo si è persino ipotizzato di ricorrere al 25esimo emendamento al fine di cacciare il presidente. Il tutto è successo mentre si continua a parlare del libro in uscita su Trump del celebre giornalista Bob Woodward, tacciato dal leader Usa come un "insieme di invenzioni", e mentre il Washington Post scrive che alla Casa Bianca si sta discutendo attivamente della sostituzione del capo del Pentagono, James Mattis (cosa negata dallo stesso Trump).

Come suo solito il presidente ha fatto ricorso a Twitter, dove ha commentato l'editoriale con una parola: "TRADIMENTO?". La sua portavoce, Sarah Sanders, ha dato del "codardo" al misterioso autore, che al 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington puntano a identificare.

Secondo l'autore del cosiddetto Op-Ed, la presidenza di Trump è sottoposta a un test come mai successo a un altro leader americano. Il punto non è tanto che l'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller continua o che la Camera potrebbe tornare in mano ai democratici con le elezioni di metà mandato del prossimo novembre. "Il dilemma - che lui non afferra pienamente - è che molti dei funzionari di alto livello della sua stessa amministrazione stanno lavorando diligentemente dal suo interno per fare saltare parti della sua agenda e le sue peggiori tendenze".

Chi ha scritto l'editoriale ha spiegato di saperlo perché "sono uno di loro". Per essere chiari, ha aggiunto, "la nostra non è una resistenza popolare di sinistra. Vogliamo che l'amministrazione abbia successo e crediamo che molte delle sue politiche abbiano già reso l'America più sicura e più prospera". Il punto è che "il nostro primo dovere è nei confronti di questo Paese e il presidente continua ad agire in modo deleterio per la salute della nostra repubblica". Stando a chi ha scritto l'Op-Ed, "il problema alla radice sta nell'amoralità del presidente", che sebbene abbia corso come un repubblicano "mostra ben poca affinità con gli ideali a lungo condivisi dai conservatori: libero pensiero, libero mercato e libera gente".

Non solo. "Gli impulsi del presidente Trump sono generalmente anti-commerciali e anti-democratici". E i successi raggiunti fino ad ora -da una "efficace" deregulation alla riforma fiscale "storica" passando per un esercito "più potente" - ci sono stati "nonostante e non per via dello stile di leadership" di Trump, che è "inefficace, affrettata, antagonistica e futile".

Secondo l'autore dell'editoriale, "gli americani dovrebbero sapere che ci sono adulti" nella stanza dove vengono prese decisioni. Insomma, l'amministrazione Trump procede su due binari paralleli, quello del presidente e quello di una "resistenza di gente che ha scelto di mettere il Paese al primo posto".

La reazione di Trump

Nell'immediato, prima di ricorrere al succinto tweet, il presidente americano ha definito "senza palle" l'editoriale. Parlando durante un evento al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington, il leader Usa ha fatto riferimento all'autore del cosiddetto Op-Ed dicendo che probabilmente è una "persona che sta fallendo e che è qui per motivi sbagliati". Se davvero esiste, ha aggiunto, il giornale dovrebbe segnalaro "subito" al governo per motivi di sicurezza nazionale.

Come suo solito, Trump è poi passato ad attaccare il New York Times dicendo che "fallirà". "Quando tra sei anni e mezzo non sarò più presidente, il NY Times, Cnn e altri media falsi avranno cessato le loro attività". Trump ha citato il mea culpa fatto dal giornale dopo il risultato shock delle elezioni presidenziali americane del 2016, in cui la candidata democratica Hillary Clinton ha subito una sconfitta inattesa da molti. "Si è dovuto scusare con i suoi lettori per la copertura sbagliata delle elezioni", ha dichiarato Trump rivendicando che "nessuno prima di me ha fatto cos" tanto" e "nessuno potrà sconfiggermi nel 2020", quando l'America sarà chiamata a scegliere di nuovo il suo Commander in Chief.