Michael Bloomberg torna democratico, punta le presidenziali Usa

L'ex sindaco di New York già impegnato a sostegno dei democratici per le elezioni di metà mandato
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L'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha annunciato di essersi nuovamente registrato come democratico, una mossa che alimenterà le voci su una sua possibile candidatura alle presidenziali del 2020. "Nei momenti fondamentali della storia statunitense, uno dei due partiti ha agito da argine contro quelli che hanno minacciato la nostra Costituzione. Due anni fa, alla convention democratica, ho avvisato di queste minacce" ha scritto Bloomberg su Instagram e Twitter. "Oggi, mi sono di nuovo registrato come democratico - sono stato membro del partito per la maggior parte della mia vita - perché abbiamo bisogno dei democratici per fornire quel 'check and balance' di cui la nostra nazione ha cos" tanto bisogno".

Bloomberg è stato un democratico prima della sua candidatura a sindaco nel 2001, quando fu eletto come repubblicano. Come repubblicano è stato rieletto nel 2005, diventando però un indipendente nel 2007; come indipendente, è stato rieletto nel 2009. Bloomberg è stato tentato dalla candidatura alle presidenziali nel 2008, 2012 e 2016, ma ha sempre scelto di non farlo; nel 2016, ha parlato a sostegno di Hillary Clinton alla convention democratica. Questa volta, però, l'ex sindaco di New York potrebbe davvero candidarsi, per opporsi in prima persona al presidente Donald Trump.

Le sue opinioni su diversi argomenti metterebbero a disagio l'establishment e una parte dell'elettorato del partito, ma lo stesso Bloomberg, recentemente, ha detto al New York Times che "è impossibile immaginare che possa candidarmi come repubblicano. Quindi, se mi candiderò, lo farò come democratico". Bloomberg, che in passato ha accarezzato l'idea di candidarsi alle presidenziali come indipendente, ha detto di credere ora che solo il candidato di uno dei due maggiori partiti possa vincere.

Bloomberg, 76 anni, ha poi detto di non avere in mente una data entro cui decidere: "Sto lavorando a queste elezioni del 6 novembre, dopo vedremo". Tra i leader democratici e molti stretti collaboratori di Bloomberg, scrive il Times, c'è comunque molto scetticismo sulla possibilità che decida di candidarsi. Se lo facesse, si scontrerebbe con l'anima progressista del partito. L'establishment, poi, si sta già confrontando sulla bontà di un'eventuale sua candidatura.

Bloomberg, nel frattempo, ha già speso più degli 80 milioni di dollari promessi a sostegno dei candidati democratici alla Camera statunitense e sarebbe ormai vicino a raggiungere la cifra di 100 milioni, vedendo che ci sono maggiori possibilità, per i democratici, di conquistare la maggioranza. Durante gli ultimi eventi a cui ha partecipato, ha fortemente criticato il Grand Old Party e i suoi candidati, attaccandoli soprattutto su aborto, armi e ambiente.

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