Militari, veterani gay e lesbiche hanno deciso di intentare causa contro il "Defense of Marriage Act", la legge federale che non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso, anche se celebrati in stati che li permettono. Secondo i membri omosessuali dell’esercito, la legge emanata nel 1996 dall’allora presidente Bill Clinton, è incostituzionale perché interferisce con il diritto degli stati a decidere in merito alle unioni matrimoniali. Inoltre, viene contestata l’impossibilità per i coniugi dei militari gay e lesbiche di accedere ai servizi riservati a mogli e mariti di soldati eterosessuali, come l’assistenza sanitaria, l’ingresso alle basi e il diritto ad essere seppelliti nei cimiteri militari.
“È una questione di giustizia per i gay e le lesbiche nelle nostre forze armate, che prestano lo stesso servizio, fanno gli stessi sacrifici e si assumono gli stessi rischi di tutti gli altri soldati per mantenere la nostra nazione sicura, a casa e all’estero” ha chiarito Aubrey Sarvis, direttore esecutivo del Servicemembers Legal Defense Network, un ente promotore della causa che lavora per garantire l’uguaglianza tra i militari, fornendo assistenza legale diretta e gratuita ai membri vittime di discriminazione.
La protesta parte a poco più di un mese dalla fine del sistema “Don’t Ask, Don’t Tell” (non chiedere, non dire), che per quasi vent’ anni ha vietato l’ingresso nell’esercito americano a chiunque manifestasse apertamente tendenze omosessuali o bisessuali.
Il maggiore Shannon McLaughlin e sua moglie Casey sono tre le promotrici della causa contro il Defense of Marriage Act. Si sono sposate nel 2009 (in Massachusetts i matrimoni omosessuali sono stati legalizzati nel 2004) e hanno due gemelli di 10 mesi. “Non devo più affrontare l’ansia di perdere il lavoro”, ha detto il maggiore McLaughlin, “ma adesso mia moglie ed io abbiamo un altro tipo di preoccupazione”. Casey continua a pagare 700 dollari al mese per una assicurazione sanitaria separata, ma se il maggiore McLaughin fosse trasferita per una missione all’estero, anche i loro figli perderebbero il diritto a farsi seguire dai medici della base militare.
In risposta alla protesta, la portavoce del Pentagono Eileen Lainez ha assicurato che gli incaricati del dipartimento di Giustizia sono “impegnati in una attenta e ponderata revisione” sulla possibilità di estendere alcuni privilegi ai coniugi dei soldati omosessuali.














