Minneapolis, la battaglia dei dipendenti musulmani di Amazon

I lavoratori provenienti dall'Africa orientale chiedono di essere rispettati: vogliono poter pregare senza rischiare il licenziamento
Ap

Khadra Ibrahin, una madre single di 28 anni che vive a Minneapolis, lavora nel centro Amazon di Shakopee da due anni. Come musulmana praticante, Ibrahin cerca di pregare cinque volte al giorno, ma non riesce a farlo, visto che nel magazzino si lavora con un numero molto rigido di pacchi da confezionare ogni ora, che può variare in base al periodo dell'anno; ora, per esempio, è di 240 scatole all'ora, ma il numero è salito fino a 400. Se non viene rispettato, i lavoratori vengono ripresi e rischiano poi il licenziamento.

"Le pause ci fanno rallentare e si rischia il licenziamento, quindi la maggior parte della volte scegliamo di pregare quando andiamo in bagno e abbiamo imparato a bilanciare i nostri bisogni fisici" ha detto durante un'intervista telefonica rilasciata al sito Vox.

Ibrahin, che fa il turno di notte di 12 ore, dalle 5:30 del pomeriggio alle 6 del mattino, ha raccontato di aver fatto circa 20 lavori diversi da quando è arrivata negli Stati Uniti dalla Somalia, nel 2004, quando aveva 16 anni. Ha lavorato su una nave da pesca al largo delle coste dell'Alaska, ha fatto la donna delle pulizie nell'aeroporto internazionale di Chicago, ha confezionato pacchi in un magazzino di Target. Il suo attuale lavoro per Amazon, ha detto, è il più duro.

"Ogni volta che attraverso quelle porte, ho questa paura che sarà la notte in cui sarò licenziata. Quando prendi un lavoro in un magazzino, devi essere mentalmente e fisicamente preparata per un certo tipo di lavoro, ma non mi sono mai sentita minacciata su un posto di lavoro come qui" ha detto. "Voglio tenere questo posto e lavoro il più duramente possibile, ma non si può vivere sotto questo tipo di pressione. Il modo in cui Amazon fa pressione sulla gente non è morale".

Ibrahin ha raccontato a Vox che la maggior parte dei 3.000 lavoratori del deposito in Minnesota arriva dai Paesi dell'Africa orientale. Venerd", insieme a molti di questi lavoratori di Amazon e a politici della zona, come la deputata eletta Ilhan Omar, la prima persona di origini somale a entrare al Congresso statunitense, ha manifestato all'esterno del magazzino. I lavoratori credono che Amazon non dimostri sensibilità razziale e culturale e di essere discriminati per la loro provenienza e la religione professata.

Il Minnnesota è uno Stato con una forte presenza di rifugiati e immigrati, con una comunità molto ampia di somali, etiopi e kenioti, tanto che la stampa locale definisce la capitale Minneapolis la "piccola Mogadiscio", visto che ospita la più grande comunità somala al di fuori dell'Africa orientale.

Lo scorso mese, il New York Times ha raccontato che i lavoratori sono riusciti a parlare con i dirigenti di Amazon, che ha deciso di andare incontro ai dipendenti creando almeno uno spazio di preghiera, in precedenza assente, e promettendo di modificare i turni per rendere più facile il rispetto del Ramadan, il mese santo dei musulmani, quando si digiuna fino al tramonto. Per i lavoratori, però, si tratta solo di piccoli problemi risolti, con quelli più importanti non ancora affrontati.

La neoletta Omar, che entrerà in carica a gennaio, ha detto a Vox che "Amazon ha mostrato interesse a investire in America. Vogliamo vedere l'azienda fare gli stessi investimenti nei lavoratori americani". Con un comunicato, Amazon ha risposto che la società "lavora ogni giorno per assicurare che tutti gli impiegati siano trattati in modo giusto, con dignità e rispetto. Amazon offre grand opportunità con paghe eccellenti, tra 16,25 e 20,80 dollari all'ora, oltre a vari benefit". A proposito delle pause per la preghiera, Amazon ha detto che "le pause fino a 20 minuti sono pagate e le aspettative sulla produttività non vengono modificate. Si può però chiedere una pausa non pagata di oltre 20 minuti, che modifica le aspettative di produzione".

Le proteste di Minneapolis fanno parte di un più ampio movimento dei lavoratori di Amazon che hanno cominciato a far sentire la propria voce negli ultimi mesi, con scioperi e manifestazioni in altre parti degli Stati Uniti e in Spagna, Polonia, Germania, Italia e Francia.

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