Molestie alle Olimpiadi: oltre 290 coach e dirigenti americani accusati di condotta sessuale inappropriata

Un'inchiesta del Washington Post mette in luce un problema sistemico che va avanti dal 1982: otto molestie l'anno, una ogni sei settimane
Ap

Continua ad allargarsi lo scandalo sessuale nel mondo dello sport olimpico americano. Ci sono state infatti oltre 290 persone, tra allenatori e dirigenti sportivi legati a organizzazioni olimpiche, accusate pubblicamente di molestie o di condotte sessuali inappropriate. È questo il risultato dell’inchiesta del Washington Post che prende in considerazione il periodo che va dal 1982 ad oggi.

Si tratta di numeri sconcertanti che evidenziano come negli ultimi 36 anni la media sia stata di otto molestie ad anno, una ogni sei settimane. Le vittime sono atleti (uomini e donne) di 15 discipline diverse che hanno subito gli abusi da oltre 175 dirigenti condannati per crimini sessuali. Gli altri invece non sono stati incriminati.

Tra questi ultimi ad esempio spicca il caso di Andy Gabel, ex olimpionico specialista nel pattinaggio di velocità, bandito dal mondo dello sport nel 2013 dopo le accuse di due donne secondo cui l’ex campione le avrebbe costrette a dei rapporti sessuali con lui. Ancor più controverso l’episodio che ha riguardato Don Peters, allenatore della squadra olimpica di ginnastica del 1984, allontanato dall’attività sportiva dopo le dichiarazioni di due ex ginnaste che hanno ammesso di aver fatto sesso con lui quando erano ancora minorenni.

Come evidenzia il giornale della capitale, quello di Larry Nassar - l’ex medico del team olimpico a stelle e strisce di ginnastica artica accusato di molestie da oltre 130 atlete - non rappresenta quindi un caso isolato. Anzi, è solo l’ultimo di una lunga serie che sottolineano gli errori delle organizzazioni olimpiche e la loro cattiva gestione di situazioni che hanno gravemente compromesso giovani atleti.

La domanda di fondo, considerando la grave portata del fenomeno, è perché questi episodi abbiano continuato ad accadere senza che venissero prese misure appropriate per prevenirli. La risposta del Washington Post, arrivata dopo dozzine di interviste a funzionari olimpici e uno studio delle migliaia di pagine prodotte dai casi giudiziari di questi 36 anni, mette in chiaro due aspetti. Da un lato una limitazione del rischio legale nei confronti di alcune figure di spicco del mondo dello sport americano, dall’altro una maggiore attenzione al risultato sportivo e alla preservazione delle opportunità di medaglia d’oro. Il tutto ovviamente a danno dei minori e della loro tutela.

"Stiamo ascoltando tutte queste denunce sulla ginnastica, ma i problemi della ginnastica sono gli stessi che riguardano tutti gli altri sport", ha detto Katherine Starr, ex nuotatrice olimpica e vittima di abusi che ha fondato Safe4Athletes, un'organizzazione no-profit che lavora per combattere le molestie nel mondo dello sport. "Le persone stanno iniziando a capire la complessità di questi casi e come questi problemi continuino a fare parte del sistema. Il problema del sistema è la governance".

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