Molestie sessuali: Trump crede agli uomini

Il presidente ha ripetutamente empatizzato con chi è stato accusato di violenze. Getta dubbi sul movimento #MeToo e chiede un "giusto processo". Gop nel caos

Che Donald Trump non fosse un femminista, lo aveva detto lui stesso a fine gennaio. Che il 45esimo presidente americano sia convinto di potere fare di tutto alle donne, anche prenderle per i genitali, lo aveva dichiarato lui stesso in un video emerso in piena campagna elettorale, comunque finita in suo favore. Che tenda a schierarsi dalla parte degli uomini, a prescindere dal fatto che siano stati accusati di violenze contro le loro mogli, lo ha fatto capire "augurando il meglio" al segretario di gabinetto costretto a dimettersi imbarazzando una Casa Bianca che sapeva. Che non gli importi delle vittime di potenziali abusi, lo ha confermato su Twitter sabato 10 febbraio esprimendo dubbi sul movimento #MeToo, che invece secondo il suo ex stratega Steve Bannon avanzerà "come il Tea Party, solo in modo molto più grande".

"Le vite della gente stanno per essere distrutte da semplici accuse", ha scritto Trump. "Non c'è modo di riprendersi per chi è falsamente accusato - vita e carriera distrutte. Non c'è più un giusto processo?", ha chiesto il leader americano.

Per un uomo che a sua volta è stato accusato da una ventina di donne di avere commesso molestie sessuali ma che ancora siede alla Casa Bianca, la vita e la carriera sembrano tutt'altro che distrutte. E lui pare intenzionato a contrapporre al movimento #MeToo quello che Politico chiama un movimento #HimToo, che comprende tutti gli uomini accusati di abusi, violenze e molestie. Perché nell'ultimo caso imbarazzante alla Casa Bianca, la vittima secondo Trump è il membro del suo staff accusato di avere picchiato le sue due ex moglie. E come Rob Porter, molti altri uomoni come lui.

Parlando di Porter dallo Studio Ovale venerdì 9 febbraio, Trump ha espresso empatia per lui: "Il fatto è molto triste come molto trieste è lui in questo momento. Lui, come saprete, dice di essere innocente e credo che ciò vada ricordato". Come a dire che la sua presunta innocenza vale di più delle immagini di un occhio nero diffuse da una delle ex coniugi di Porter.

A Trump non è nemmeno venuto in mente di dire due parole a favore del gentil sesso o di denunciare in generale gli abusi domestici come hanno fatto (seppur a scoppio ritardato) il capo di gabinetto John Kelly e il vicepresidente Mike Pence. Tutti e due hanno dichiarato che "in questa Casa Bianca e nella nostra società non c'è posto per la violenza domestica".

La linea vera della Casa Bianca è quella dettata da Trump e ripetuta ogni volta che il tema si ripropone dalla sua portavoce Sarah Sanders: "Il popolo di questo Paese, in una elezione decisiva, ha espresso supporto per il presidente Trump e crediamo che le accuse [di molestie rivolte contro di lui] abbiano trovato una risposta attraverso le elezioni". 

Quello in atto al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington è il solito copione: nelle dispute tra uomini e donne in tema di sesso e violenze, Trump difende solo gli uomini. Lo aveva fatto esprimendo il suo endorsement per Ray Moore alle elezioni speciali in Alabama del 12 dicembre 2017, nonostante il candidato repubblicano fosse accusato di avere molestato minorenni quando era trentenne. Lo aveva fatto difendendo Roger Ailes, il numero uno di Fox News - il suo canale preferito - costretto a dimettersi nell'estate del 2016. Lo aveva rifatto definendo "una brava persona" Bill O'Reilly, nonostante anche lui fosse stato accusato di molestie.

L'ultimo tweet di Trump ha già mandato nel caos il partito repubblicano, impegnato a mantenere il controllo del Congresso quando l'America andrà al voto a novembre per le elezioni di metà mandato. Il Gop è già alle prese con l'attivismo di donne democratiche, che scendono in strada per protestare, raccolgono fondi e si danno alla politica. L'establishment repubblicano sperava di cavalcare l'onda della riforma fiscale, la più grande ad essere stata approvata dagli anni '80 del secolo scorso. Di fare leva sulla disoccupazione, ai minimi di 17 anni, e sulla ripresa dei salari, cosa di cui Trump era tornato a vantarsi (come se il merito fosse solo suo) durante il suo primo discorso sullo stato dell'Unione. E invece l'America torna a parlare di un Trump incorreggibile, concentrato su sé stesso e sulla "caccia alle streghe" del Russiagate.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

AP

Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

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La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.