Molestie sessuali: Uber mette fine alla politica del silenzio

Abbandonato l'obbligo di arbitrato e la clausola di riservatezza. Dipendenti e clienti possono portare i loro casi in tribunale
Uber

Uber ha deciso di cambiare la politica con cui gestisce potenziali accuse di molestie sessuali fatte da clienti o dipendenti. Il gruppo che offre un servizio alternativo al taxi tradizionale ha abbandonato l'obbligo di arbitrato e la clausola di riservatezza. Questo significa che autisti, clienti e dipendenti potranno portare in tribunale i loro casi.

La novità è stata annunciata dall'azienda in un post sul blog aziendale e rappresenta un cambio di rotta rispetto alla discutibile cultura aziendale che aveva avuto la meglio sotto la guida del fondatore ed ex Ceo, Travis Kalanick, cacciato lo scorso giugno.

Sotto la guida del nuovo amministratore delegato Dara Khosrowshahi, Uber sembra tenere conto del movimento #MeToo, che ha ritrovato nuova linfa in Usa dopo le accuse di molestie e stupro che lo scorso autunno hanno travolto il produttore cinematografico Harvey Weinstein.

Tony West, il legale di riferimento di Uber, ha scritto nel post che le vittime di abusi "saranno in controllo delle loro storie" e potranno decidere se condividerle. Permettere loro di far questa scelta "aiuterà a mettere fine alla cultura del silenzio in merito alla violenza sessuale".

Uber si è impegnata a pubblicare un "rapporto sulla trasparenza per la sicurezza" che include dati su molestie e altri incidenti. West ha spiegato che cos" facendo il gruppo spera di "incoraggiare altri" nel settore dei trasporti in generale a "unirsi a noi nel compiere questo passo".

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