Mondiali di basket, peggior risultato di sempre per gli Usa. Ma Popovich difende la squadra

Il coach contro l'arroganza in patria, dopo il settimo posto ai campionati iridati: "Qualcuno pensa che dovremmo vergognarci, ma non è scritto nella pietra che gli Usa debbano vincere"
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Gli Stati Uniti hanno chiuso i Mondiali di basket al settimo posto, battendo la Polonia 87-74. Guai, però, a parlare di spedizione cinese fallimentare - come fatto da tutti i media statunitensi, e non solo - secondo l'allenatore Gregg Popovich. "Qualcuno pensa che dovremmo vergognarci perché non abbiamo vinto la medaglia d'oro. Questo è un atteggiamento ridicolo, immaturo, arrogante, che mostra mancanza di rispetto per le altre squadre e per questi ragazzi, che hanno dato il massimo". Gli Stati Uniti hanno perso nei quarti di finale contro la Francia (89-79), perdendo poi (94-89) contro la Serbia - altra delusa del Mondiale in Cina - nella partita per l'accesso alla finale per il quinto posto.  "Ci sono molte grandi squadre al mondo. Non è scritto nella pietra che gli Stati Uniti debbano vincere" ha aggiunto Popovich, l'allenatore con più partite vinte nella storia della Nba, il massimo campionato professionistico nordamericano. 

Popovich ha poi ricordato che gli atleti di altre nazionali "giocano insieme da otto, nove, dieci anni", mentre i giocatori statunitensi non avevano mai giocato insieme. "Le squadre migliori sono in finale" ha aggiunto, riferendosi a Spagna e Argentina. E sulla sconfitta nei quarti contro la Francia, ha detto: "Sono stati più bravi di noi. Abbiamo perso, andiamo avanti".

Il settimo posto rappresenta il peggior piazzamento a un Mondiale o a un'Olimpiade per la nazionale statunitense, campione nelle ultime due edizioni e il cui risultato peggiore era stato finora il sesto posto nel 2002. Ora i giocatori torneranno a pensare all'Nba; il prossimo anno ci saranno le Olimpiadi e servirà un roster di maggior spessore per poter confermare l'oro conquistato nelle ultime tre edizioni. "Non è ancora il momento di pensarci" ha assicurato Popovich.

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Wall Street, verso un'altra settimana volatile

Il presidente Trump 'rinuncia' a far ripartire gli Stati Uniti entro Pasqua
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Coronavirus, Trump: picco a Pasqua, il numero di morti calerà molto entro giugno

Il presidente Usa intervistato da Fox News: "Se non avessi fatto nulla, avremmo rischiato 2,2 milioni di morti; avremo fatto un buon lavoro se saranno al massimo 200.000"
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"Stiamo combattendo una guerra. È incredibile quello che stiamo facendo [...] Stiamo facendo un grande lavoro, stiamo costruendo degli ospedali in 3-4 giorni. Intorno a Pasqua ci sarà il picco, gli esperti prevedono che ci saranno dei veri progressi entro la fine di aprile". Lo ha detto il presidente statunitense, Donald Trump, che sta parlando a 'Fox and friends' su Fox News a proposito dell'emergenza coronavirus. Trump ha poi detto che il numero di morti "calerà molto" entro il primo giugno.

Coronavirus, Fauci: "Negli Usa temiamo milioni di casi, potremmo avere tra i 100mila e i 200mila morti"

Il celebre immunologo americano ha parlato alla Cnn dove ha spiegato che la capacità degli Usa di fare test è piuttosto debole
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Gli Stati Uniti potrebbero, con molta probabilità arrivare ad avere "milioni di casi di coronavirus" mentre il bilancio delle vittime potrebbe addirittura oscillare tra i "100mila e i 200mila morti". A dirlo è Anthony Fauci, l’immunologo americano direttore dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (Niaid) del National Institutes of Health (Nih) nonché uno degli uomini chiave della task force della Casa Bianca contro il coronavirus.

Wall Street verso un ribasso dopo la migliore tre giorni dal 1931

Gli Usa attendono che la Camera approvi il piano di stimoli economici da 2.000 miliardi di dollari
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È legge lo storico piano di aiuti da 2.000 miliardi, in Usa oltre 100.000 casi di coronavirus

Venerdì, l'approvazione alla Camera e la firma del presidente Trump. Il numero di malati raddoppiato in 3 giorni
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Il presidente Donald Trump ha promulgato lo storico piano di stimoli economici da oltre 2.000 miliardi di dollari per sostenere famiglie e aziende statunitensi, nel giorno in cui i casi confermati di nuovo coronavirus sono raddoppiati nell'arco di 72 ore, superando le 100.000 unità. In precedenza, era arrivata l'approvazione della Camera con un voto a voce.

Trump e il coronavirus: tra salute pubblica ed economia si gioca il futuro da presidente

'The Donald' preme per far ripartire gli Stati Uniti al più presto, per paura che il crollo dell'economia possa costargli la rielezione. Potrebbe però far aggravare la crisi sanitaria, che non gli sarebbe perdonata dagli americani
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Quando il senatore Lindsey Graham ha chiamato il presidente Donald Trump, la scorsa domenica, è stato chiaro: se farai ripartire il Paese troppo presto, contro l'avviso degli esperti di salute pubblica, ti saranno addebitate le morti da nuovo coronavirus che seguiranno. Il senatore repubblicano, stretto alleato del presidente, gli ha anche detto che non sarà considerato l'unico responsabile: lo stesso partito repubblicano rischierebbe di essere incolpato di aver messo il commercio e i mercati azionari davanti alla salute degli americani, tra l'altro a pochi mesi dalle elezioni presidenziali. A raccontare la telefonata tra i due, al Washington Post, sono stati tre funzionari della Casa Bianca e un parlamentare repubblicano.

Coronavirus, in California raddoppia in un giorno il numero di pazienti in terapia intensiva

Sono passati da 200 a 410 in meno di 24 ore, lo ha annunciato il governatore Gavin Newsom
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Il numero di pazienti affetti da coronavirus ricoverati in terapia intensiva in California è raddoppiato in meno di 24 ore, passando dai 200 di venerdì a 410 di sabato. A darne notizia è il governatore californiano Gavin Newsom che ha spiegato che anche il numero di pazienti ospedalizzati, risultati positivi al coronavirus, è aumentato del 38,6%, passando dai 746 di venerdì ai 1.034 di sabato.

Coronavirus, oltre 2mila morti negli Stati Uniti. Trump rinuncia alla quarantena per New York

Il presidente americano impone delle limitazioni per provare a contenere i contagi dopo che negli Usa sono più di 120mila i casi
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Donald Trump torna sui suoi passi e abbandona l’idea di mettere in quarantena gli stati di New York, New Jersey e Connecticut dopo che nelle ultime ore quest’idea, da lui stesso paventata, aveva riscosso non poche critiche. È lo stesso presidente americano a darne notizia su Twitter: "Su raccomandazione della Task Force Coronavirus della Casa Bianca e dopo essermi consultato con i governatori di New York, New Jersey e Connecticut, ho chiesto di limitare rigorosamente gli spostamenti nell'area, sotto il controllo degli stessi governatori, in consultazione con il Governo federale. Ma non sarà necessaria una quarantena", ha spiegato il tycoon.

Coronavirus, Pelosi attacca Trump: "Il suo negazionismo è costato vite umane"

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La speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, è tornata ad attaccare Donald Trump puntando il dito contro la sua risposta alla pandemia di coronavirus che ha investito il mondo e in particolar modo gli Stati Uniti, primo Paese per contagi dopo aver superato Italia e Cina. "Il suo negazionismo iniziale è stato letale", ha detto Pelosi alla Cnn ospite del programma "State of the Union" aggiungendo che mentre il presidente "temporeggia la gente sta morendo".

Coronavirus, Pence: "Situazione Usa comparabile a quella dell'Italia"

Il vicepresidente Usa: "Il futuro è nelle nostre mani". I casi negli Stati Uniti sono 189.633, i morti 4.081

"Pensiamo che l'Italia sia l'area più comparabile agli Stati Uniti, in questo momento". A dirlo è stato il vicepresidente statunitense, Mike Pence, intervistato dalla Cnn sull'emergenza coronavirus. "Il nostro messaggio di ieri e per i prossimi 30 giorni è che il futuro è nelle nostre mani" ha dichiarato.