Mondiali femminili di calcio, gli Usa hanno "finito il lavoro": battuta l'Olanda in finale

Secondo titolo consecutivo per la nazionale a stelle e strisce, composta da fuoriclasse non solo sul campo. Trump, la federazione statunitense, la Fifa: tutti finiti sotto accusa. "Vogliamo rispetto"
Ap

Gli Stati Uniti hanno "finito il lavoro", per dirla come il presidente Donald Trump, che aveva polemizzato con la co-capitana Megan Rapinoe, rea di aver espresso la propria opinione contro la Casa Bianca durante i Mondiali, come se a parlare potessero essere solo i vincenti.

Il fatto è che, comunque, nessuna squadra femminile di calcio è vincente come la nazionale statunitense,  la cui migliore interprete è stata Megan Rapinoe, che ha segnato il primo dei due gol in finale contro l'Olanda, su rigore, al 16' del secondo tempo (seguito al 24' da quello di Rose Lavelle), a completare un'edizione iridata in prima linea a parole e, soprattutto, sul campo, dopo la rete nella goleada (13-0) contro la Thailandia e le doppiette negli ottavi e nei quarti di finale (e una semifinale saltata per infortunio). Proprio Rapinoe ha vinto il Golden Ball, il premio riservato alla migliore giocatrice del torneo, e il Golden Boot come capocannoniere.

Gli Stati Uniti, dopo la goleada record contro la Thailandia, che aveva attirato anche le solite critiche sulla necessità di continuare a giocare al massimo fino al 90' anche contro rivali già annientate, hanno dimostrato la loro superiorità, chiudendo il girone senza reti subite (con un 3-0 al Cile e un 2-0 alla Svezia); poi, le vittorie negli scontri a eliminazione diretta contro Spagna, Francia e Inghilterra, sempre per 2-1. Infine, la finale contro l'Olanda (che aveva eliminato l'Italia nei quarti), che ha provato soprattutto a contenere la fase offensiva delle rivali.

Gli Stati Uniti hanno così confermato, in Francia, il titolo vinto quattro anni fa in Canada, conquistando il quarto Mondiale su otto edizioni complessive (la prima edizione dei Mondiali femminili si è svolta nel 1991); nelle altre quattro edizioni, la nazionale statunitense è arrivata una volta seconda e tre volte al terzo posto.

Prima dei quarti di finale, Rapinoe aveva manifestato la propria intenzione di non andare alla Casa Bianca, in caso di vittoria; solitamente, infatti, i campioni sportivi sono invitati dal presidente statunitense per celebrare i loro successi. "Sono un grande appassionato di calcio femminile e della squadra americana, ma Megan dovrebbe vincere prima di parlare! Finisci il lavoro! Non abbiamo ancora invitato Megan o la squadra, ma ora invito la squadra, che vinca o perda. Megan non dovrebbe mai mancare di rispetto al nostro Paese, alla Casa Bianca, alla nostra bandiera, specialmente da quando così tanto è stato fatto per lei e la squadra. Sii orgogliosa della bandiera che porti. Gli Stati Uniti stanno andando alla grande!" aveva scritto Trump su Twitter. Pochi minuti dopo il fischio finale è arrivato il tweet di congratulazioni della first lady Melania, ritwittato dall'account della Casa Bianca; poi, è arrivato anche il tweet di Trump, che ha scritto che l’America “è orgogliosa di tutte voi”.

Trump aveva già criticato Rapinoe (centrocampista di 34 anni) nei giorni precedenti, perché non aveva mai cantato l'inno nazionale prima delle partite, in segno di protesta; in passato, durante l'esecuzione dell'inno nazionale, si è inginocchiata, in segno di solidarietà con Colin Kaepernick, il giocatore della Nfl (football americano) che aveva scelto quel gesto per protestare contro le violenze della polizia nei confronti degli afroamericani, dando vita a un movimento che aveva coinvolto molti altri atleti.

Rapinoe, omosessuale, è da sempre impegnata nelle battaglie civili, tanto da essersi recentemente definita una "protesta che cammina". Più volte ha dichiarato di non amare Trump, definito "sessista", "misogino", "di mentalità chiusa", "razzista" e, infine, "non una bella persona". Ma Rapinoe non risparmia nessuno: prima della finale, ha attaccato la Fifa per il calendario internazionale e i premi.

"Un calendario terribile" ha detto, visto che nella stessa giornata sono state programmate la finale dei Mondiali femminili, la finale della Coppa America e della Gold Cup tra gli uomini. "Non so cosa sia successo e ho sentito che semplicemente non c'hanno pensato ed è questo il problema. Non siamo rispettate dalla Fifa come gli uomini". Per quanto riguarda i premi, la Fifa ha annunciato che quelli per i Mondiali femminili saranno raddoppiati a 60 milioni di dollari, come già erano stati raddoppiati da 15 milioni prima di questa edizione; per la Coppa del Mondo maschile del 2018, i premi erano pari a 400 milioni e saranno 440 milioni per la prossima edizione in Qatar. "Non è certamente giusto" ha commentato Rapinoe. "Questo è quello che intendo quando dico che non ci sentiamo rispettate. Abbiamo bisogno di attenzione e delle migliori menti per aiutare il movimento femminile a crescere".

La battaglia di Rapinoe e delle sue compagne parte da casa, dalla causa fatta contro la federazione statunitense, accusata di discriminazione di genere, a soli tre mesi dai Mondiali. Le calciatrici, da tempo, si lamentano dei premi, delle condizioni di lavoro, dei viaggi e delle sistemazioni in albergo, considerate inferiori a quelle per gli uomini, e della minore promozione delle loro partite. Per esempio, per i Mondiali maschili del 2014, i giocatori statunitensi ottennero quasi 5,4 milioni di dollari di bonus per aver perso agli ottavi; per i Mondiali femminili del 2015, la federazione elargì un bonus di poco più di 1,7 milioni di dollari per le giocatrici, che vinsero il titolo.

Tre anni fa, le calciatrici accusarono la federazione di aver risposto alle loro richieste affermando che "la realtà del mercato è che le donne non meritano di essere pagate allo stesso modo degli uomini". La nazionale femminile ha vinto quattro Mondiali e quattro Olimpiadi, più di qualsiasi altra nazionale avversaria; la sua vittoria nella finale mondiale del 2015 contro il Giappone è la partita di calcio più vista in tv nella storia degli Stati Uniti (ma probabilmente sarà battuta dalla finale 2019 contro l'Olanda). La nazionale maschile, a parte il terzo posto al primo Mondiale del 1930, non ha mai superato i quarti di finale.

 

 

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