Moody's: l'insostenibile leggerezza delle promesse elettorali italiane

il debito pubblico superiore al 130% del Pil "resta" il punto debole della tenuta creditizia del nostro Paese

L'alto debito pubblico italiano limiterà la fattibilità delle promesse elettorali fatte dai vari partiti in Italia in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo. E' questo il messaggio arrivato da Moody's, che lo scorso ottobre lasciò invariato il suo giudizio sul nostro Paese (pari a Baa2) con outlook negativo.

L'agenzia di rating fa notare che "molti dei principali partiti politici italiani che potrebbero essere coinvolti nella formazione di una coalizione hanno enfatizzato il bisogno di tagliare il debito pubblico" ma sono anche concentrati nello sfruttare i benefici di breve termine derivanti da una crescita economica più forte attraverso dei tagli alle tasse. Il punto, sostiene Moody's, è che ci sono "ben pochi dettagli su come [quei tagli alle tasse] verranno finanziati".

In un documento intitolato "Cross Sector Italy - High government debt likely to restrain implementation of election pledges", Moody's spiega di non aspettarsi un notevole cambio di rotta delle condizioni economiche della nazione nel breve termine (escludendo esiti sorprendenti dalla chiamata alle urne). Inoltre, "i tagli alle tasse per le famiglie italiane non saranno probabilmente grandi abbastanza per potenziare i già salutari livelli di consumi".

Per l'agenzia di rating, il debito pubblico superiore al 130% del Pil "resta" il punto debole della tenuta creditizia dell'Italia. Moody's ha avvertito i partiti che hanno promesso un cambio di rotta, anche parziale, sul fronte del sistema pensionistico: "Sarebbe negativo da un punto di vista creditizio. Quella delle pensioni è stata una delle riforme chiave introdotte in Italia negli ultimi anni, dando supporto alla sostenibilità di lungo termine del debito pubblico italiano".

Escludendo un governo guidato dal Movimento 5 Stelle, visto come improbabile, Moody's sostiene che il maggiore impatto dato dalle elezioni nel breve e medio termine sarebbe dato dall'incertezza che si verrebbe a creare nel caso di una coalizione incapace di formare un governo. "Una tale incertezza potrebbe deprimere l'umore positivo dei consumatori e delle aziende, che sta alimentando la crescita economica attuale".

Insomma, per il nostro Paese poco cambierà dal punto di vista economico e creditizio a meno che dalle elezioni non emerga un governo guidato dal M5S. In quel caso Moody's sarebbe costretta a rivedere il suo rating.

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