Mosca, gli hacker e le elezioni Usa: continuano le polemiche

In Senato prende corpo una coalizione bipartisan per un'inchiesta autonoma, ma Trump attacca: "Perché si sono lamentati soltanto dopo che Hillary ha perso?”. E il New York Times avverte: prima del 20 gennaio rivelazioni scattanti dalla Casa Bianca

E' ormai bufera attorno all’ipotesi che Mosca abbia interferito con le elezioni presidenziali Usa, hackerando i server del partito democratico e repubblicano ma rendendo note, via Wikileaks, solo le mail della campagna di Clinton. Trump continua a negare e infiamma la polemica con l’ennesimo tweet: ”Se la Russia, o qualche altra entità, ha compiuto atti di hackeraggio, perché la Casa Bianca ha aspettato cosi' tanto per agire? Perché si sono lamentati soltanto dopo che Hillary ha perso?”.

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Mentre al Senato prende corpo una coalizione bipartisan per promuovere un’inchiesta autonoma sul caso, proprio ieri Dianne Feinstein, rappresentante della California e membro della commissione intelligence del Senato, ha affermato che esisterebbero anche le prove del fatto che il presidente Russo Vladimir Putin non solo fosse stato informato, ma che avrebbe perfino approvato di persona l’intera operazione. Mosca si professa innocente, ma il New York Times avverte: prima dell’insediamento di Donald Trump il prossimo 20 gennaio la Casa Bianca potrebbe anche decidere di rispondere all’attacco, rendendo pubbliche ad esempio rivelazioni imbarazzanti su Mosca e sui rapporti del suo presidente con gli oligarchi russi.

La situazione è seria, tanto più che gli Stati Uniti sembrano soffrire di un vero problema sul fronte della sicurezza informatica. 'Yahoo!' ha infatti ammesso nei giorni scorsi il furto di informazioni da oltre 1 miliardo di suoi account nel 2013; ebbene, secondo quanto rivelato da Bloomberg News, sarebbero circa 150 mila i profili che appartenevano a dipendenti ed ex dipendenti dell'amministrazione americana. Un’amministrazione che, come rivelato da un’inchiesta del New York Times, si è dimostrata particolarmente inefficiente sotto il profilo della sicurezza. I primi segnali d’allarme risalirebbero infatti al settembre del 2015, quando l'agente speciale dell'FBI Adrian Hawkins chiamò il Comitato Nazionale Democratico per metterlo in guardia da un iniziale tentativo di hackeraggio. Il rischio, colpevolmente archiviato e sottovalutato, è stato accertato solo sette mesi dopo, ma ormai hacker come Cozy Bear, Fancy Bear e Guccifer2 erano già penetrati nei sistemi.

Qualora le ipotesi venissero confermate, si tratterebbe di un vero e proprio 'capolavoro' russo: non solo infatti ha fatto breccia nel sistema di sicurezza Usa, ma è anche riuscita a sfruttare il sistema di informazione, da Wikileaks ai media tradizionali, per diffondere solo il materiale che riteneva più utile per la sua causa: favorire la vittoria del candidato repubblicano. Una prima ammissione di colpa viene dal New York Times: “Siamo stati usati”, e ora, visto l’atteggiamento aggressivo di Mosca, cresce il timore anche per gli stati europei. Germania in testa.


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