Mueller: nessuna collusione con la Russia. Trump esulta

Prove insufficienti per dimostrare il contrario ma il procuratore speciale non esclude che il presidente abbia ostacolato il corso della giustizia. E' il segretario alla Giustizia a determinare che non ha commesso alcun crimine

Tra la campagna di Donald Trump e la Russia non c'è stata collusione. E' questa la conclusione a cui è giunto Robert Mueller, il procuratore speciale che venerdì 22 marzo aveva concluso dopo 22 mesi la sua inchiesta sul cosiddetto Russiagate. Se lui non si è sentito di escludere che Trump abbia ostacolato il corso della giustizia, è stato il segretario della Giustizia ad avere deciso che su questo il 45esimo presidente non si è macchiato di alcun crimine. E così la Casa Bianca ha subito festeggiato sostenendo che il leader Usa è stato "totalmente" assolto. 

Poco dopo è stato lo stesso Trump a dire la sua, rivendicando non solo una "totale assoluzione" ma dicendo anche che credere che ci sia stata collusione è stata la osa "più ridicola che abbia mai sentito". Lui che non ha fatto altro che definire l'inchiesta di Mueller una "caccia alle streghe", ha aggiunto: "E' una vergogna che il nostro Paese abbia dovuto vivere questa esperienza" ed "è una vergogna che il vostro presidente" abbia dovuto fare altrettanto. Trump ha poi tacciato di illegalità l'inchiesta di Mueller, "fallita".

Le conclusioni descritte da Mueller nel suo rapporto sono emerse domenica 24 marzo dal riussunto di quel documento firmato dal segretario alla Giustizia ai legislatori americani. Subito dopo la diffusione del riassunto, Rudy Giuliani, il legale di Trump, ha dichiarato che il rapporto di Mueller "è migliore di quanto mi aspettassi".

Nel riassunto di quattro pagine scritto dal segretario alla Giustizia, William Barr, si legge che "l'inchiesta del procuratore speciale non ha trovato che la campagna Trump o nessuno ad essa associato abbia cooperato o cospirato con la Russia nei suoi sforzi per influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016". In quel riassunto Barr ha spiegato anche che il rapporto di Mueller è diviso in due parti: una descrive i risultati dell'inchiesta sull'interferenza di Mosca nelle presidenziali del 2016; l'altra è concentrata sulle azioni di Trump in merito a una potenziale ostruzione alla giustizia.

Su quest'ultimo punto Barr ha spiegato che Mueller "non è giunto a una conclusione, in un verso o nell'altro, sul fatto che la condotta esaminata abbia rappresentato un ostacolo" alla giustizia. Stando a Barr, Mueller ha scritto che "sebbene questo rapporto non giunga alla conclusione che il presidente abbia commesso un crimine, allo stesso tempo non lo esonera". E infatti Mueller ha fornito elementi a sostegno di ambo le tesi per ogni azione compiuta da Trump, lasciando la questione "irrisolta".

Questo significa che è spettato al segretario alla Giustizia, un uomo voluto proprio da Trump, decidere se le azioni descritte da Mueller nel rapporto rappresentano o no un crimine. E lui, insieme al vice Rod Rosenstein (colui che nel maggio 2017 reclutò Mueller) hanno deciso che "le prove raccolte durante l'inchiesta di Mueller non sono sufficienti per determinare che il presidente abbia commesso ostruzione alla giustizia". Barr ha precisato che questa decisione non ha nulla a che fare con il fatto che - come consuetudine vuole - un presidente in carica non sia perseguibile. Piuttosto, essa si fonda sul fatto che è praticamente impossibile determinare con assoluta certezza la vera intenzione dietro a una determinata azione. Ora spetta sempre a Barr decidere se e come diffondere il testo del rapporto di Mueller. E su questo ha preso tempo. Ma i democratici da settimane premono affinché l'America tutta lo possa leggere.

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