Nafta: Usa e Canada tornano a trattare

Sembra difficile che un accordo possa essere raggiunto entro la scadenza del 30 settembre
AP

A Washington sono ripresi i negoziati tra Usa e Canada per riscrivere il North American Free Trade Agreement (Nafta), l'accordo di libero scambio siglato nel 1994 e che include anche il Messico. E' stato il presidente americano, Donald Trump, a spingere affinché il Nafta - giudicato "l'accordo peggiore di sempre" - fosse rivisto.

Il 27 agosto scorso Usa e Messico raggiunsero un'intesa sperando che anche il Canada vi aderisse ma tutte e due le nazioni sono disposte a rinunciare all'anima trilaterale del Nafta originario tirando dritto con il loro piano bilaterale. Da allora la ministra canadese degli Esteri, Chrystia Freeland, e lo 'zar' commerciale statunitense Robert Lighthizer hanno trattato senza giungere a un accordo. Per questo i negoziati riprendono oggi.

Il tempo stringe: la nuova scadenza fissata per legge dagli Stati Uniti per trovare un deal è il 30 settembre prossimo, tempistica che tra l'altro permetterebbe al presidente messicano uscente, Enrique Pena Nieto, di firmare un accordo a tre prima di cedere il testimone ad Andrés Manuel L-pez Obrador il primo dicembre prossimo. Il punto è che in pochi credono che un'intesa sia raggiungibile entro quella data.

Il governo del premier canadese Justin Trudeau è compatto nel credere che sia meglio non avere un accordo che siglarne uno cattivo. "Questa non è solo retorica", ha ribadito ieri Freeland ai legislatori preoccupati delle province di Saskatchewan e Ontario. "Lasciatemi anche dire che qualsiasi negoziatore che va a trattare credendo che sia impossibile non trovare un'intesa o che crede che deve trovare un accordo a qualsiasi costo, sarà obbligato a pagare un prezzo massimo per quell'intesa".

Eppure in Ontario inizia a montare qualche malumore. E quella per Trudeau è una provincia essenziale se il suo partito liberal vuole vincere le elezioni federali dell'ottobre 2019: è la più popolata e ospita il settore auto minacciato più volte dai dazi ventilati da Trump.

Ottawa guarda con preoccupazione all'arrivo a Washington, previsto oggi, del premier conservatore dell'Ontario, Doug Ford. Il timore è che il Canada non si presenti al nuovo tavolo dei negoziati con una voce sola e che la nazione appaia come disperata a trovare un accordo.

Il nodo forse più difficile da sciogliere è quello del settore caseario, tanto criticato da Trump e al quale lui vuole un maggiore accesso. In gioco ci sono poi le esenzioni culturali previste nel Nafta originario e che sono pensate per tutelare i settori canadesi cinematrografico, musicale e televisivo. Si tratta di una garanzia per la messa in onda di produzioni canadesi, cosa vista come cruciale per la provincia del Quebec (dove si parla francese) e per le città che ospitano gruppi media come Toronto e Vancouver. Resta da vedere inoltre se Trudeau continuerà a esigere il mantenimento del capitolo 19 del Nafta e che prevede un sistema di risoluzione delle dispute: esso consente di contestare sanzioni commerciali imposte da uno dei sottoscrittori. Il 5 settembre scorso il premier canadese disse che quel meccanismo è fondamentale, tanto più che il presidente americano "non sempre segue le regole in vigore".

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Come previsto, la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi al 2,25-2,5%, il livello a cui furono portati lo scorso dicembre quando la banca centrale Usa realizzò la quarta stretta del 2018, la nona da quando nel dicembre 2015 l'allora governatrice Janet Yellen annunciò il primo rialzo del costo del denaro dal giugno del 2006. La decisione è stata annunciata dal Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio di politica monetaria della Fed, nel comunicato pubblicato al termine della quarta riunione del 2019, iniziata ieri.

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