Il sogno americano per un giovane ricercatore italiano non è solo il richiamo dell'avventura, è un progetto per puntare a crescere professionalmente grazie all' eccellenza dei laboratori d'oltreoceano. Ma una volta messo piede al di là dell'Atlantico le domande e le problematiche pratiche sono tante. Per i giovani ricercatori che vogliono avviare la loro carriera americana, dal 5 novembre viene lanciato ufficialmente Young ISSNAF, il network per gli under 40 della Fondazione ISSNAF, associazione di ricercatori e accademici italiani in Nord America.
Ci sono tre principali ragioni per creare un'associazione giovanile, secondo Chiara Gabbi, Research Assistant Professor al Department of Biology and Biochemistry della University of Houston e coordinatrice del progetto. "La prima è creare un network professionale, per sviluppare la collaborazione tra ricercatori. La seconda ragione è pratica, per dare il via ad una sorta di associazione di mutuo soccorso on-line. la terza è per sviluppare un progetto di mentorship". Il progetto Mentorship Program di Young ISSNAF, si ispira a quelli che esistono in università e società americane. In questo caso il progetto punta a mettere in contatto giovani ricercatori da poco sbarcati negli Stati Uniti, con scienziati che hanno avuto qui carriere importanti e che possono far loro da mentori, dando consigli ed esempi di carriera e vita.
ISSNAF è stata fondata nel 2008 su iniziativa di 37 ricercatori italiani di fama mondiale, fra cui quattro premi Nobel, come punto di incontro fra migliori talenti che operano nella ricerca in Nord America e il mondo della ricerca in Italia. A quattro anni dalla fondazione i membri sono circa 1000, un numero di tutto rispetto considerato che sono circa 3.5000 gli italiani in posizioni di ricerca o docenza di alto livello nelle università americane, secondo dati dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr, riportati dal Centro Studi Fuga dei Talenti.
Ma sono soprattutto i giovani a cercare sempre più la loro America nei laboratori statunitensi. Dall'analisi di Benedetto Torrisi, ricercatore in statistica economica all'Università di Catania, su un campione di 3.575 ricercatori italiani, risulta che siano soprattutto i giovani a volere emigrare (il 40 percento nella fascia tra i 25 e i 30 anni). E secondo una precedente analisi su quasi mille ricercatori espatriati, tra i 25 ed i 40 anni, il 73 percento degli intervistati è soddisfatto della scelta. Partono per restare, dunque.
Ma non chiamateli cervelli in fuga. "Purtroppo spesso noi italiani chiamiamo i ricercatori all'estero cervelli in fuga, quando in realtà la mobilità, il varcare le frontiere sono requisiti indispensabili per chi vuole fare carriera scientifica. Dobbiamo pensare non tanto ad un ritorno dei cervelli, quanto ad un ricircolo dei cervelli, promuovendo l'Italia come base scientifica," dice Gabbi, che è all'estero da sei anni, dopo la fine della specializzazione in medicina interna all'Università di Modena and Reggio Emilia, Modena, cui è seguito il PhD all'ambitissimo Karolinska Institutet di Stoccolma. Ora Gabbi si divide tra la Svezia e Houston dove lavora ad individuare nuovi legami tra l'aumento del colesterolo e patologie quali il tumore della colecisti e della sclerosi laterale amiotrofica. "Io spero sempre di poter tornare in Italia, non tanto per restarci ma per portare il contributo delle mie ricerche. In questo senso ISSNAF ha un ruolo, per promuovere la collaborazione tra ricercatori e come ponte tra gli Stati Uniti e l'Italia".
La presentazione di Young ISSNAF si terrà sabato 5 Novembre dalle ore 16 alle ore 18.30 al Centro di Cultura Italiana di Houston. Interverranno il presidente di ISSNAF, professor Vito Campese, il console italiano a Houston, Fabrizio Nava, il presidente del Centro di Cultura Italiana di Houston, Claudia Sims e il professor Mauro Ferrari, presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston. E' previsto inoltre un video messaggio del ministro Ferruccio Fazio.














