Nba, la lega impone alle squadre di fornire dati precisi su età e altezza dei giocatori

Per anni i dati sono stati aggiustati a seconda delle "esigenze" delle franchigie
Ap

Dati precisi su età e altezza dei giocatori da comunicare entro la prima settimana del training camp. Questa l’importante novità introdotta quest’anno dall’Nba che ha comunicato alle franchigie della lega le nuove disposizioni così da mettere fine a quello che per anni altro non è stato che un "segreto di pulcinella": l’altezza dei giocatori è più che altro indicativa.

A riportare le nuove disposizioni è un lungo articolo del New York Times nel quale il giornalista Marc Stein sottolinea che "per anni alcuni giocatori sono stati indicati come più alti o più bassi di quanto non fossero in realtà". Stessa cosa vale per l’anno di nascita.

Tra le motivazioni della direttiva, la notizia citata dal New York Times e risalente allo scorso 17 dicembre quando, nel giorno del suo compleanno, Buddy Hield, giocatore dei Sacramento Kings, rivelò di essere nato nel 1992 e non nel 1993, come indicato nelle guide stagionali della squadra. Hield negò di aver mentito sulla sua età attribuendo ad altri l’errore.

Eppure, come sottolinea l’articolo di Stein, sono numerosi i casi nella storia dell’Nba che evidenziano una strana approssimazione nella gestione dei dati anagrafici degli atleti soprattutto quelli di giocatori molto famosi e molto forti. C’è chi ha aumentato la propria altezza come Charles Barkley, uno dei più grandi campioni degli anni ’90, o, più di recente, Dreymond Green, rispettivamente più bassi del 1,98 e dei 2,01 ufficialmente comunicati.

Ma c’è anche chi ha fatto la cosa opposta sostenendo di essere più basso di quanto non fosse in realtà: tra gli esempi citati ci sono Tim Duncan, Bill Walton, Kevin Garnett fino al più recente caso di Kevin Durant che ha detto di essere più alto di quanto non indicato ufficialmente dalla Nba. "Quando sono in compagnia di una donna sono alto 2,13 metri ma nel giro del basket sono alto solo 2,06 metri", ha scherzato Durant in un’intervista al Wall Street Journal.

Il motivo, come spiega il pezzo del New York Times, è legato ai vecchi modi con cui le squadre sceglievano i giocatori più giovani direttamente dalle high school o dal college fidandosi di dati che venivano gonfiati o ridotti a seconda delle esigenze. Questo perché un tempo si associava il ruolo di un giocatore in base ai suoi centimetri: sopra una certa altezza era normale essere considerati centri, quelli più bassi ma più robusti venivano considerati come ala grande e via dicendo fino ai più piccoli il cui ruolo era automaticamente quello del playmaker. Concetti ormai obsoleti in un basket, come è quello moderno, in cui è normale vedere giocatori sopra i due metri gestire il gioco da playmaker o guardie.

Le nuove indicazioni non riguardano però il peso, considerandolo un dato che può variare di molto sia durante la stessa stagione che di anno in anno. Certo è, secondo il New York Times, che quelli di Green e Durant sono solo due dei tanti casi che riguardano giocatori in attività che hanno mentito sulla propria altezza o sulla propria età. Ragion per cui è lecito aspettarsi che le misure di molti atleti vengano aggiustate per eccesso o per difetto e che qualcuno invecchi o ringiovanisca improvvisamente prima dell’inizio di quesa nuova stagione sportiva.

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