Trump ipotizza rimozione dazi contro Cina. Wall Street vola

Tutto dipende dai negoziati futuri, ha detto il presidente Usa sottolineando una forte relazione con Xi Jinping
AP

Prima è bastato un aggettivo per spingere gli investitori a tornare a sperare in un accordo commerciale tra Usa e Cina nonostante il rialzo dei dazi (al 25% dal 10%) imposti lo scorso settembre contro 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Poi l'ennesimo tweet di Donald Trump ha fatto riprendere il volo a Wall Street. E' stata sufficiente la sola ipotesi che le tariffe doganali siano rimosse. Tutto dipenderà dai negoziati futuri, ha spiegato il presidente dopo la fine - senza accordo - dell'undicesimo round di trattative.

Trump ha detto che le discussioni commerciali avute con la Cina sono state "candide e costruttive", lo stesso aggettivo, quest'ultimo, usato anche dal segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin. Il presidente Usa ha anche detto che i dazi imposti contro importazioni cinese "potrebbero o no essere rimossi a seconda di cosa succede" nei negoziati futuri. Ancora una volta ha detto che la sua relazione con il leader cinese Xi Jinping "è forte".

Il vice premier cinese, Liu He, aveva dichiarato a fine incontri che le trattative erano andate "abbastanza bene". Il tutto è successo dopo una mattinata in cui l'inquilino della Casa Bianca aveva detto di non avere fretta di raggiungere un accordo. Aveva anche ribadito che "la Cina non dovrebbe rinegoziare gli accordi con gli Usa all'ultimo minuto" e che lui ha "perso la pazienza" perché Pechino avrebbe dovuto fare di più per comprare più materie prime dagli agricoltori americani. E ancora: "I dazi genereranno molta più ricchezza al nostro Paese rispetto persino a un accordo fenomenale di tipo tradizionale".

Pechino ha promesso di rispondere con contromisure agli ultimi dazi americani, senza dire quali. C'è chi impotizza altri dazi contro importazioni americane, chi non esclude la vendita di Treasury da parte di Pechino e chi - sui social media - invita a boicottare prodotti Made in Usa come film, iPhone e computer.

Stando a un giornalista del Global Times, giornale in lingua inglese che di fatto dà voce a Pechino, i cinesi hanno insistito nel chiedere agli americani la rimozione di qualsiasi dazio addizionale, un ammontare ragionevole di beni da comprare in Usa e un testo dell'accordo che rispetti la dignità e la sovranità cinesi. 

Gli analisti di Bank of America Merrill Lynch contano ancora in una intesa. "Con la Fed chiaramente in stand-by, le sofferenze di breve termine dei mercati saranno ora attribuibili alla guerra commerciale. Con la campagna elettorale che si avvicina, un altro segno di debolezza dei mercati dovrebbe spingere Usa e Cina verso il traguardo".

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