Nel Paese delle carte di credito, la marijuana si paga in contanti

In Colorado i venditori di oro verde accettano solo banconote: i 500 dispensari dello Stato non possono avere conti correnti e ricevere pagamenti con carte di credito

Pagano allo Stato un bel gruzzolo di tasse, il 40% di ciò che guadagnano. Pile di banconote custodite in casseforti nel retrobottega, perché nella terra delle carte di credito e dei pagamenti elettronici (gli Stati Uniti) e nello Stato che per primo ha legalizzato l'uso ricreativo della marijuana (il Colorado) i venditori dell'oro verde possono incassare solo banconote. Vietati i conti correnti, vietate le carte di credito e qualsiasi altro tipo di pagamento se non in contanti. Per un giro di affari che nel 2015 farà guadagnare al governo di Denver circa 130 milioni di dollari. 

Sacchi di denaro che ogni mese i proprietari dei dispensari portano all'agenzia delle entrate. "Ci troviamo in una situazione imbarazzante - dice a Bloomberg Elliott Klug, il proprietario di un rivenditore di erba - Stiamo pagando le tasse ma nonostante i nostri sforzi per essere buoni cittadini dobbiamo continuare a versare in contanti". Questo perché la legge federale vieta alle banche di offrire ai negozi di marijuana un conto corrente.  

Il Colorado è uno dei 18 Stati americani che permette l'uso medico della cannabis e uno degli 11 che consente la vendita attraverso dispensari. Tuttavia i legislatori di Washington hanno etichettato il farmaco come una sostanza controllata che richiede agli enti di credito di segnalare qualsiasi operazione come sospetta. Per questo si è creata una zona grigia nella quale i venditori devono decidere se accettare solo pagamenti in contanti oppure inventarsi stratagemmi creativi per aprire un conto e ricevere pagamenti elettronici.

"Lo stato federale sta incoraggiando le operazioni in contanti, che sono una minaccia per la sicurezza pubblica e molto difficili da tracciare", ha detto a Bloomberg Aaron Smith, direttore esecutivo della National Cannabis Industry Association di Washington. In Colorado ci sono 500 dispensari e una ricerca della Colorado State University prevede che l'anno prossimo il 13% dei residenti (circa 650mila persone) farà uso di cannabis.

Dal primo gennaio di quest'anno la nuova legge statale prevede che i cittadini con più di 21 anni possano detenere legalmente 28 grammi di sostanza (per entrare in vigore la legge attende l'approvazione del dipartimento di Giustizia). I dispensari pagano le tasse federali, statali e locali oltre a una licenza annua. Klug, per esempio, versa circa 45.000 dollari di licenze all'anno e 35.000 dollari al mese (in banconote) all'erario.

Fino al 2011 Klug aveva un contro corrente con Wells Fargo - la quarta banca degli Stati Uniti - "ci avevano accolto a braccia aperte, poi hanno cambiato idea", ha continuato il venditore. L'ente californiano sostiene che sia "obbligato" ad agire in questo modo. La legge di Washington punisce i trasgressori con il blocco dell' assicurazione sui depositi e delle concessioni federali. 

Ma la situazione non piace alla National Cannabis Industry Association: "Stiamo solo cercando una soluzione attraverso la quale possiamo incassare come qualsiasi altra azienda legale del Paese", ha detto Smith. Per ora alcuni venditori stanno aggirando la legge intestando i loro conti a prestanomi, oppure aprendo un'altra azienda non ricollegabile alla vendita di oro verde nella quale convogliare gli introiti.

Intanto il Colorado ha votato una legge sulla marijuana ricreativa che permetta ai venditori di avere un conto corrente bancario e una task force dello Stato sta facendo pressioni al Congresso affinché la regola venga accettata anche da Washington. Ma la loro cavalcata dovrà scontrarsi con le posizioni di Barack Obama, che da politico ha sempre condannato l'uso della sostanza e da presidente ha definito la legalizzazione "non una priorità del suo mandato".

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