Nel regno delle armi di New York

Viaggio a Woodhaven Rifle & Pistol Range, il più grande negozio di pistole e fucili della metropoli americana, nei giorni in cui in Senato si apre il dibattito sulle armi

A Woodhaven, nel Queens al confine con Brooklyn, ci si arriva in venti minuti con la linea Z della metropolitana. Le case si abbassano, dall'alto della sopraelevata si vede il cimitero di Cypress Hill, le facce lentamente cambiano. Gli hipster spariscono per fare posto agli afroamericani. Donne che ritornano da Manhattan dopo una mattinata di lavoro, muratori, tanti studenti che escono da scuola. Sono le 2.30 di una giornata piovosa e dall'alto si scorge il Woodhaven Rifle & Pistol Range, negozio di armi con annesso poligono di tiro: il più grande di New York, con all'attivo circa mille armi vendute all'anno, tra fucili e pistole. Quasi tre al giorno, in una città nella quale 15mila cittadini possiedono una licenza e un'arma da fuoco.

Alla fermata della metro due poliziotti fanno la ronda, un signore chiede ai passanti il biglietto, normale amministrazione in queste zone della città. Giù dalle scale c'è Jamaica Avenue, a due passi il negozio. Non si fa neppure in tempo ad avvicinarsi: il proprietario chiede subito a tutti i nuovi la licenza. Se sei giornalista puoi entrare lo stesso: «Ne continuano a passare - dice Donald Spallone, proprietario italoamericano dell'armeria, gestita dalla sua famiglia da tre generazioni - da mesi ricevo almeno una chiamata al giorno». Dopo l'approvazione del New York Safe Act, la legge per il controllo delle armi promulgata lo scorso 15 gennaio del governatore Andrew Cuomo, il negozio è pieno a qualsiasi ora. Ancora di più adesso che il Senato americano sta discutendo una legge federale per il controllo di pistole e fucili.

Dal banco si gira un uomo, parla in italiano: «Con questa nuova legge a New York ci stanno rovinando», dice. E racconta di essersi trasferito quando aveva cinque anni con tutta la famiglia per aprire una pasticceria. «Questa è la mia pistola - Don la sta pulendo con lentezza - la tengo in negozio e la uso qui per sparare, per allenarmi». In Usa dagli anni 80 i proprietari di armi sono diminuiti, rappresentano il 20% della popolazione: una donna ogni dieci, un maschio ogni tre. Anche le armi appartenenti ai nuclei famigliari sono diminuite: dal 50% del 1980 al 32% del 2010. Tuttavia i proprietari ne possiedono quasi sempre più di una. E il Woodhaven Rifle & Pistol è il loro paradiso.

Ci sono vetrine con pistole, fucili, mille prodotti per pulire, curare, custodire le armi. Il negozio è molto piccolo e sembra che dal 1973, anno della fondazione, non sia cambiato nulla. Attraverso un corridoio si accede al poligono di tiro: una vetrata e 28 piccole celle di mattoncini bianchi. Due persone con cuffie che sparano, sembra di sentire un martello battere su un chiodo. Il rumore è attutito dalle vetrate.

«Dopo l'approvazione della legge sul controllo delle armi (New York è stato il primo Stato americano ad averla approvata dopo la strage nella scuola di Newtown in cui persero la vita 26 persone, di cui 20 bambini, ndr.) il 90% delle pistole che abbiamo in catalogo non potranno più essere vendute», racconta Donald, il proprietario. E ancora: «La legge prevede che le pistole abbiano al massimo sette colpi nel caricatore e non più dieci. Ma per questi modelli non esistono caricatori con sette colpi».  E anche se Don e gli altri rivenditori smetteranno di tenere caricatori con più di sette colpi, in Internet, spiegano, sarà possibile scaricare i progetti per costruirseli a casa. In effetti ci sono diversi siti, con video e pdf, che spiegano come costruirne da 10, 20, 30, fino all'infinito.

Intanto nel negozio entrano altre persone. Rick, una guardia giurata, e poi altre due. Don è incredibilmente indaffarato. Risponde al telefono, apre la porta ad altri clienti. La domanda è sempre la stessa: «Che dobbiamo fare adesso con le nostre armi?». Rick è il più accesso di tutti e intavola un discorso ad alta voce: «Ho appena comprato una pistola, ho diversi caricatori da 10 pallottole a casa. Ho speso una fortuna per comprarli. E adesso che devo fare?». «Venderli, portarli in un altro Stato. Qui sono illegali», risponde Don. La nuova legge dà ai proprietari un anno di tempo per "smaltire" le pistole (ormai diventate illegali). Ma qui sembra che nessuno riesca a capire le ragioni di una nuova legge. Anzi tutti la vivono come una violazione della libertà. Citano il Secondo emendamento alla Costituzione, che garantisce dal 1791 a tutti i cittadini americani il diritto al possesso di un'arma, ponendo questa libertà sullo stesso piano del diritto di voto e di espressione. Basti pensare che gli americani rappresentano solo il 5% della popolazione mondiale, ma possiedono il 50% delle armi in circolazione.

Un signore appoggiato a uno scaffale si toglie le cuffie dalle orecchie: «Stanno distruggendo anche il settore sportivo: sparare ai poligoni, cacciare sarà molto più difficile». Rick risponde: «È uno schifo, stiamo diventato come l'Unione sovietica, ci controllano, ci tolgono ogni libertà». Sul muro, in fianco alla cassa, è appeso un poster della National Rifle Association, la lobby pro armi, che conta 4,3 milioni di iscritti. «Sostieni chi difende i tuoi diritti, unisciti a noi». Rick lo guarda. «Anche loro hanno fallito, ma noi dobbiamo fare qualcosa, non possiamo far calpestare la nostra libertà così. Dobbiamo fare qualcosa».

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