A New York apre l'Armory Show, riflettori puntati sulla Cina

La storica fiera newyorchese ha dedicato una sezione alle gallerie cinesi

Quest'anno all'Armory Show, la storica fiera d'arte moderna e contemporanea di New York, ci si può sgranchire gambe e braccia con gli stessi attrezzi usati in Cina negli spazi pubblici. Sono gli strumenti del programma "Fitness for all" della Repubblica popolare cinese, portati al Pier 94 di Manhattan - dove ha aperto oggi la fiera - e allestiti dalla galleria Bank di Shanghai nel corridoio di una sezione speciale dedicata appunto alla Cina. Per chi non li ha mai visti appaiono come oggetti curiosi (sono pensati soprattutto per movimenti blandi, volti a stimolare la circolazione), ma trattati come ready made e dipinti di blu dal collettivo artistico Polit-Sheer-From-Office divengono vere e proprie sculture interattive e cinetiche. La sezione, che raggruppa 17 gallerie cinesi (con oltre 30 diversi artisti) è stata curata da Philip Tinari, direttore del Ullens Center for Contemporary Art di Pechino, che ha voluto così dimostrare a New York come l'arte cinese sia caratterizzata da un forte dinamismo e vada oltre le opere dei nomi più celebri (come quello del pittore Zhang Xiaogang, per altro assente).

Se quest'anno è stato il tema scelto per la sezione "Focus", nel 2015 la Cina potrebbe costituire un problema per Armory. La più importante fiera cinese, Art Basel Hong Kong, ha infatti da poco annunciato un cambio di date: dal prossimo anno non sarà più a maggio, bensì a marzo, pochi giorni dopo Armory. Stando a quanto sostengono organizzatori e galleristi la cosa non dovrebbe avere ripercussioni - le maggiori gallerie internazionali sono ormai in grado di sdoppiarsi per partecipare a più di 12 fiere in meno di un anno - ma sta di fatto che la nuova rivale di Armory, l'edizione newyorchese di Frieze in programma per maggio, potrebbe trarne vantaggio.

Lo stand della galleria Peter Blum

Tra le oltre 200 gallerie internazionali presenti al Pier 92 e 94 fino a domenica, la grande assente è Gagosian, che alla vigilia dell'apertura della fiera ha inaugurato nella sede di Chelsea sulla 21esima strada una mostra di grandi dipinti di Rudolf Stingel. Tra le fedeli invece la newyorchese David Zwirner, la londinese Lisson Gallery, la parigina Almine Rech e le italiane Massimo de Carlo (Milano e Londra) e Continua (San Gimignano, Pechino e Le Moulin). Tra le opere esposte in generale domina la pittura, cosa che non stupisce considerando che la fotografia sta ormai conquistando un suo circuito a parte anche negli Stati Uniti, con le maggiori fiere europee del settore che stanno sbarcando in California (A Los Angeles è già arrivata Paris Photo, mentre Fiac aprirà il prossimo anno).

Lo stand della galleria Massimo De Carlo

E' di una scultura tuttavia il prezzo record di vendita a poche ore dall'apertura della fiera: 1 milione di dollari per "Distant Cousin" dell'inglese Tony Cragg. Tra i collezionisti che si aggiravano per gli stand durante la preview, i newyorchesi Michael e Susan Hort, l'inconfondibile Peter Marino (l'architetto vestito rigorosamente di pelle nera, con un cappello da poliziotto) e il belga Alain Servais.

Peter Marino

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