New York, arrestato boss mafioso della rapina del secolo

Il furto del 1978 raccontato da Scorsese in "Quei bravi ragazzi". Vincent Asaro è stato stanato nella sua casa di Howard Beach

Le 26 pagine dell'accusa non sono certo paragonabili alla sceneggiatura di un film, ma l'arresto di questa mattina a New York del boss mafioso Vincent Asaro non può non aver scatenato l'immaginazione nei fan del regista Martin Scorsese e del suo "Quei bravi ragazzi". Asaro - membro della famiglia Bonanno affiliata a Cosa Nostra - è finito in manette nella sua casa di Howard Beach, un quartiere di Queens a pochi chilometri dall'aeroporto John F. Kennedy dove si sospetta che nel 1978 abbia partecipato all'organizzazione della più clamorosa rapina della storia americana: un furto di quasi sei milioni di dollari dalla cassaforte della Lufthansa. Il bottino, fruttato tre volte le aspettative dei criminali, ora equivalente a circa 20 milioni di dollari, non è mai stato ritrovato.

A distanza di oltre trent'anni l'impresa è diventata leggendaria. A consacrarla, oltre il capolavoro di Scorsese, c'è stata anche la cronaca nera. L'uomo che ha architettato il colpo, il mafioso irlandese Jimmy Burke affiliato alla famiglia Lucchese (morto di cancro in carcere nel 1996), ha lasciato dietro di sé un lago di sangue, uccidendo una per una quasi tutte le persone che avevano partecipato con lui alla rapina. Proprio lo scorso giugno sono stati rinvenuti dei resti umani sepolti nella sua vecchia abitazione ad Ozone Park (un altro quartiere del Queens), non a caso soprannominata "la casa degli orrori".

Il 78enne Asaro - uno dei pochi ad aver legami con la rapina e ad essere sopravvissuto - non è l'unico ad essere finito in manette in questa gelida giornata newyorchese. Insieme a lui, anche se in luoghi diversi e con differenti accuse, sono stati arrestati altri quattro uomini che si sospetta abbiano legami con la mafia, tra cui suo figlio. Tutti sono chiamati a comparire oggi alla Corte federale di Brooklyn. Tra le accuse che verranno pronunciate ci sono rapina, omicidio, racket, estorsione, gioco d'azzardo illegale, assalto e ostacolo alle indagini. Asaro padre, in particolare, è accusato di aver ucciso Paul Katz, scomparso nel dicembre del 1969. I suoi resti, ha fatto sapere l'Fbi, erano tra quelli trovati nell'abitazione di Burke.

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Il ritorno all'utile di Tesla nella seconda parte dell'anno è come una "scalata del Kilimangiaro". Lo pensa uno degli analisti di Wall Street originariamente tra i più ottimisti sulle sorti del produttore di auto elettriche e ora riscopertosi decisamente pessimista. Dan Ives, di Wedbush, ha tagliato per la quarta volta l'obiettivo di prezzo portandolo al di sotto della media pari a circa 300 dollari. L'esperto ha ridotto a 230 da 275 dollari il target price, che solo un mese fa era a 365 dollari con raccomandazione ridotta a neutrale. A dicembre Ives aveva avviato la copertura del titolo con giudizio "outperform" e obiettivo di prezzo a 440 dollari.

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Stormy Daniels rinuncia all'ultima causa contro l'ex legale di Trump

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La pornostar Stormy Daniels ha raggiunto un accordo con l'ex legale di Donald Trump, Michael Cohen, ritirando l'ultima delle tre cause avviate dal suo ex legale Michael Avenatti, nell'ambito della presunta relazione avuta nel 2006 con l'attuale presidente degli Stati Uniti. Lo riporta la Cnn che cita i documenti del tribunale.

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Alcuni dipendenti di Deutsche Bank, esperti di antiriciclaggio, avvertirono i vertici della banca di numerose transazioni sospette, nel 2016 e 2017, che coinvolgevano delle entità controllate dal presidente Donald Trump e dal genero Jared Kushner, raccomandandone la segnalazione alle autorità federali. I vertici della banca, però, scelsero di non segnalare nulla. A raccontarlo è il New York Times.

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La società Amazon ha ottenuto provvisoriamente il diritto di usare il dominio internet ".amazon", dopo una battaglia che va avanti da diversi anni contro otto governi latinoamericani che fanno parte di un'organizzazione per la tutela del bacino amazzonico. L'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), l'ente preposto a supervisionare i protocolli e gli indirizzi sul web, si è schierato a favore della società di Jeff Bezos, l'uomo più ricco del mondo, contro l'Amazon Cooperation Treaty Organisation (Acto), una coalizione di governi latinoamericani che reclamavano il diritto di usare il dominio ".amazon" in virtù della foresta amazzonica che si estende sui loro territori. La decisione dell'Icann, di cui parla il Financial Times, è ora sottoposta a un mese di commenti pubblici.

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