A New York il Cornelia Street Café compie 40 anni

Aperto nel 1977 da tre artisti, il locale è un’istituzione che promuove concerti ed eventi letterari tra i tavolini del bar

Il Cornelia Street Café di New York compie quarant’anni. Diventato ormai un’istituzione, il locale si trova nel cuore del Greenwich Village, al 29 di Cornelia Street, e conta un ristorante e un club underground che ospita concerti ed eventi. Per celebrare il suo compleanno, il 4 luglio Sheila Jordan ha cantato sul palco del locale, accompagnata dal bassista Cameron Brown e dal trombettista John McNeil. La Jordan ha quasi novant’anni, e da oltre dieci il palco del Cornelia è casa sua, così come per molti artisti che qui hanno iniziato la loro carriera. Al centro della scena, martedì, anche Robin Hirsch, il proprietario del locale, la scrittrice Jennifer Rawlings e tanti altri ospiti che hanno riempito la serata per un festeggiamento vecchio stile a quattro decenni dall’apertura.

Il club ha infatti aperto i battenti il 4 luglio del 1977 e fin da subito si è creato un’identità autonoma tra musica jazz, folk e letteratura. Furono tre artisti a dare il via all’attività: l’italo-canadese Raphaela Pivetta, lo scrittore irlandese Charles McKenna e l’attore inglese Robert Hirsch, che ancora dirige il club. Solo negli anni ’80, però, l’intrattenimento si è spostato nel seminterrato, trasformando il locale in quello che è rimasto fino ad oggi: un mix underground di eventi musicali, letterari e buon cibo. Uno dei momenti chiave per la storia dell’attività fu la performance di Siv Cedering ed Eugene McCarthy, l’ex membro del Congresso divenuto poeta, che fece il tutto esaurito. Ma quello fu solo l’inizio. Il club ha ospitato infatti alcune delle prime performance di artisti poi divenuti famosi in tutto il mondo: tra i tanti, Eve Ensler ha letto qui, per la prima volta, i suoi “Monologhi della vagina”, Suzanne Vega ha cantato nei suoi primi anni da artista sul palco del sottoscala e Oliver Sacks ha letto tra i tavolini del club le sue opere. David Amram, compositore e musicista ottantaseienne che scrisse le musiche di “Pull My Daisy”, il film derivato dal testo di Jack Kerouac “Beat Generation”, suona ancora ogni luned" nel locale.

Gli affari, però, non vanno bene: l’affitto per lo spazio è di 33.000 dollari al mese, 77 volte il prezzo originario, che era di 450. Nello stesso isolato quest’anno hanno chiuso, per ragioni simili, due ristoranti storici: l’Home e il Pò. Per provare ad aiutare il Cornelia molti artisti hanno donato fotografie e opere d’arte che ne decorano le pareti. Sul sito del locale, in basso a destra, c’è un tasto per le donazioni libere. “Ospitiamo circa 700 show all’anno e siamo l’unica attività ad avere due Guinnes World Record” scrive il café tra le ragioni per sostenere il suo progetto. La richiesta di fondi si chiude poi con una frase che racconta l’intera storia del locale, e spiega perché valga la pena cercare di farlo sopravvivere: “Abbiamo aiutato le carriere di migliaia di artisti emergenti e siamo stati qui abbastanza per vedere alcuni di loro diventare leggenda”.

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