A New York il design italiano non paga l'affitto

Design-Apart è un nuovo progetto che porterà in un loft di Manhattan le nuove frontiere dell'arredamento artigianale italiano

Aprire una showroom di design nel cuore di Manhattan senza spendere un centesimo di affitto è possibile. A dimostrarlo è Design-Apart, un progetto che mira a sviluppare un nuovo modo di produrre e distribuire l'arredamento made in Italy a livello internazionale.

Appoggiandosi a un'agenzia di comunicazione, Design-Apart ha lanciato un bando a New York per cercare un loft a disposizione per un anno, offrendo in cambio arredamento su misura realizzato da alcuni dei più conosciuti marchi di design italiani come Berto, Milldue, Technogel, TM Italia, .exnovo - la prima in Europa a lavorare con la stampa 3D - e Ermes-Ponti - azienda specializzata in interni di yacht che sta puntando al settore residenziale. Il risultato sono state decine di candidature, da Soho a Brooklyn, e un vincitore: una showroom di 250 metri quadri a disposizione dal primo settembre sulla 25esima Strada, a due passi dal Flatiron. "Vivrò lì, con mia moglie e mio figlio", ha raccontato Diego Paccagnella, il designer di origini padovane ideatore del progetto." Sará una living showroom, dove i clienti possono fare esperienza a 360 gradi del modo di vivere italiano, cucinare qualcosa se vogliono, sedersi sul divano e fermarsi a chiacchierare per ore". L'idea è quella di offrire arredamento - dalle cucine ai divani passando per le ceramiche - di aziende di design italiane che non solo lavorino "su misura", ma che riescano a fornire prodotti personalizzati al massimo, anche pensati appositamente per un solo cliente. La novità è che "un marchio come exnovo, grazie alla stampa 3D, è in grado di darti una lampada che esiste in 2-3 pezzi al mondo a un prezzo simile a quello dei prodotti industrializzati, di aziende tipo Flos o Artemide", ha spiegato Paccagnella. "Quanti prodotti si possono industrializziare in un anno? Tre, quattro. È questo il limite. Exnovo lavora anche con grandi aziende automobilistiche, come Ferrari e Maserati. La Ferrari il venerdì manda loro i disegni per fare 10 tipi di alettoni diversi e provare quale funziona meglio, e la cosa straordinaria è che la consegna dei prototipi avviene in tre giorni al massimo".

L'incontro tra nuove tecnologie - come la stampa 3D e il laser cut - con il gusto del design italiano legato al concetto del "su misura", è stato oggetto di una conferenza tenuta a San Francisco lo scorso 23 giugno, da Chris Anderson, guru della tecnologia e ex direttore di Wired Usa, e Stefano Micelli, autore del libro "Futuro Artigiano". "Siamo in California per convincere la Silicon Valley che ha bisogno dell'Italia per affrontare il problema della bellezza e da questa alleanza può nascere una terza rivoluzione industriale", aveva detto in un'intervista Piero Bassetti, presidente della fondazione milanese Giannino Bassetti e organizzatore dell'evento.

In effetti la stampa 3D sta conquistando tutti i settori che richiedono maggior "personalizzazione" dei prodotti, come quello medico. Nelle ultime settimane la stampa americana ha raccontato di esperimenti sorprendenti, dalla realizzazione di una protesi per un'anatra che aveva perso una zampa, alla più futuristica creazione di un orecchio bionico nei laboratori dell'università Princeton.

Tuttavia nel design non si tratta solo di rivoluzionare gli strumenti, ma anche la figura degli artigiani. Il gruppo "Ermes Ponti per esempio ha creato il 'falegname evoluto', un artigiano che riesce a portare a termine da solo tutto il processo, dalle misure alla produzione fino all’allestimento conclusivo", ha spiegato Paccagnella. "Andando a realizzare dei negozi di moda in Cina si è chiesto come facciano i cinesi a fare tutto in tre settimane e quindi ha semplificato il procedimento: essendo in grado di fare anche i rilievi, i falegnami ora riescono a consegnare tutto in meno di un mese. Anche se il risultato è rimasto invariato, i tempi di consegna sono competitivi con quelli di un contractor cinese, così come i prezzi: Ermes Ponti costa al massimo il 10 -15 per cento in più".

Alle aziende coinvolte nella showroom vivente di Design-Apart è richiesto, oltre a un pezzo per l'arredamento dello spazio da lasciare al proprietario, un contributo annuale che varia da 30 mila dollari - per i marchi che producono prodotti più "importanti", tipo divani e cucine - ai 10 mila, per coloro che invece forniscono oggetti e particolari decorativi, come le ceramiche. "Avendo coinvolto attivamente i proprietari immobiliari nel progetto siamo riusciti a ridurre sensibilmente tutti i costi iniziali solitamente necessari all'avvio di showroom internazionali", ha raccontato Paccagnella, "e con un capitale iniziale di 400.000 dollari riusciamo a guardare ad una prima fase di crescita senza la necessità di venture capital o altri operatori finanziari". Un prezzo molto basso, per conquistare una vetrina nel cuore di Manhattan, se si considera che a Soho per affittare uno spazio si deve spendere in media 6-700.000 dollari all'anno. "E poi qualsiasi showroom deve sostituire la roba dopo un anno e si trova costretta a svendere tutto, mentre noi lasciamo una casa completamente arredata a un proprietario che intende valorizzarla, e per di più azzeriamo tutti i costi aggiuntivi di trasporto", racconta Paccagnella. L'inizio dei lavori è fissato per il primo settembre, e fino all'inaugurazione, prevista per metà ottobre, lo spazio sarà aperto a scuole di design e studi di architettura newyorchesi che vogliono andare a seguire i lavori. E dopo un anno? "Ci sono già candidati per il 2014-1015- ha detto Paccagnella - e credo che la nostra scelta cadrà su un loft di Tribeca".

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AP

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