New York, parata celebrativa per la nazionale femminile di calcio. Da Rapinoe, 'no' a Trump

Dopo il secondo titolo mondiale consecutivo conquistato in Francia, il quarto della storia Usa. L'impegno delle calciatrici, ora, si sposta interamente sulla battaglia per l'equal pay
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Parata celebrativa, a New York, per la nazionale statunitense femminile di calcio, che domenica scorsa ha vinto il suo secondo Mondiale consecutivo, il quarto della sua storia (su otto edizioni). La nazionale è stata omaggiata dal sindaco Bill de Blasio e dalla first lady Chirlane McCray alla City Hall; la moglie del sindaco ha guidato il coro: "Usa! Equal Pay", a sostegno della richiesta delle calciatrici di ricevere gli stessi premi degli uomini. Megan Rapinoe, una delle co-capitane della nazionale, ha detto alla Cnn di voler portare la questione della parità economica all'attenzione dei leader del Congresso; non è, invece, interessata ad andare alla Casa Bianca per parlarne con il presidente Donald Trump.

"Non andrei" alla Casa Bianca e "tutte le compagne di squadra con cui ho parlato non ci andrebbero", se invitate, ha dichiarato Rapinoe alla Cnn. "Non penso che nessuno della squadra abbia interesse" ad andarci.

Rapinoe, premiata come capocannoniere e migliore giocatrice del Mondiale, ha mandato un messaggio diretto a Trump: "Il tuo messaggio esclude le persone, tu ci stai escludendo, escludi le persone che somigliano a me". E ha aggiunto: "Lei ha un'enorme responsabilità come capo di questo Paese, quella di prendersi cura di ogni singola persona, e deve farlo meglio per tutti".

Prima dei quarti di finale, Rapinoe aveva manifestato la propria intenzione di non andare alla Casa Bianca, in caso di vittoria; solitamente, infatti, i campioni sportivi sono invitati dal presidente statunitense per celebrare i loro successi. "Sono un grande appassionato di calcio femminile e della squadra americana, ma Megan dovrebbe vincere prima di parlare! Finisci il lavoro!" aveva scritto Trump su Twitter.

Trump aveva già criticato Rapinoe (centrocampista di 34 anni) nei giorni precedenti, perché non aveva mai cantato l'inno nazionale prima delle partite, in segno di protesta; in passato, durante l'esecuzione dell'inno nazionale, si è inginocchiata, in segno di solidarietà con Colin Kaepernick, il giocatore della Nfl (football americano) che aveva scelto quel gesto per protestare contro le violenze della polizia nei confronti degli afroamericani, dando vita a un movimento che aveva coinvolto molti altri atleti. Rapinoe, omosessuale, è da sempre impegnata nelle battaglie civili, tanto da essersi recentemente definita una "protesta che cammina". Più volte ha dichiarato di non amare Trump, definito "sessista", "misogino", "di mentalità chiusa", "razzista" e, infine, "non una bella persona".

Le pressioni per un 'equal pay' tra calciatori e calciatrici sono aumentate, dopo la vittoria ai Mondiali in Francia della nazionale femminile. Il senatore democratico statunitense Joe Manchin, intanto, ha presentato una proposta di legge che negherebbe i fondi federali all'organizzazione dei Mondiali maschili di calcio del 2026, se la Federcalcio statunitense non garantisse lo stesso trattamento economico per le nazionali maschile e femminile. La Coppa del mondo maschile sarà ospitata da Stati Uniti e Canada nel 2026.

Tre mesi prima dell'inizio dei Mondiali, le calciatrici della nazionale statunitense hanno fatto causa alla federazione, accusata di discriminazione di genere. Le calciatrici, da tempo, si lamentano dei premi, delle condizioni di lavoro, dei viaggi e delle sistemazioni in albergo, considerate inferiori a quelle per gli uomini, e della minore promozione delle loro partite.

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