A New York si celebra l'eredità italiana ma Cristoforo Colombo divide

Alcune associazioni italoamericane hanno boicottato l'evento del sindaco Bill de Blasio: non ha difeso le statue dell'esploratore dal destino incerto. Il suo ufficio: la statua non si tocca. L'ambasciatore Varricchio difende il personaggio storico

A New York City sono entrate nel vivo le celebrazioni legate all'eredità italiana nella città. Non senza divisioni. Sono molte le persone e le organizzazioni di italoamericani che ieri sera hanno boicottato l'evento organizzato alla Gracie Mansion, la villa sull'East River in cui vive il sindaco di turno, e che ogni anno segna l'inizio delle feste che dal 1970 culminano il secondo lunedì di ottobre con la parata che coincide con il Columbus Day. E' proprio l'esploratore Cristoforo Colombo la causa di quelle divisioni. Il sindaco di origini italiane Bill de Blasio non ha mai apertamente difeso le statue del personaggio storico, diventato controverso nell'America di Donald Trump. Per gli italoamericani è simbolo delle loro origini, per alcuni addirittura un eroe. Per altri il genovese è visto come un conquistatore che ha iniziato a schiavizzare e uccidere i nativi del Nordamerica.

Dopo le violenze esplose il 12 agosto scorso a Charlottesville, la città della Virginia dove suprematisti bianchi si erano riuniti per protestare contro la rimozione di una statua di un leader sudista, le statue di Cristoforo Colombo sono diventate improvvisamente un tema scottante. La sua reputazione controversa non è mai stata un segreto: il famoso storico , nel suo "A people's history of the United States", ha fornito un resoconto dettagliato dell'arrivo dell'esploratore nelle Americhe il 12 ottobre 1492, del suo incontro con gli indiani Arawak, della costruzione (sotto la sua supervisione) della prima base militare europea nell'emisfero occidentale e di quello che Zinn ha definito i suoi due principali obiettivi: "schiavi e oro". Eppure con la crescente popolarità in Usa di nazionalisti bianchi e di espressioni d'odio, anche Colombo è finito nel calderone delle polemiche. E diverse città tra cui Los Angeles hanno deciso di cancellare il Columbus Day dal calendario delle festività cittadine; nella città della California, il secondo lunedì di ottobre d'ora in poi sarà dedicato a commemorare "le popolazioni indigene, aborigene e native, vittime del genocidio". A New York City si teme che si possa arrivare a tanto. E, nel breve termine, che le statue dell'esploratore - recentemente vandalizzate - vengano rimosse. Perché dopo i fatti di Charlottesville, de Blasio ha istituito una commissione (che si riunirà martedì prossimo) per decidere il destino di monumeti controversi.

All'evento di ieri all'insegna dei colori della bandiera italiana, de Blasio si è guardato bene dal menzionare il nome dell'esploratore. Nonostante la sua rielezione il 7 novembre prossimo sia garantita, il primo cittadino democratico ha chiaramente preferito evitare le polemiche. Sul fatto che il suo ricevimento sia stato boicottato, lui ha detto a margine: "Questo è un Paese libero. Se scelgono di non venire a un evento che onora il nostro passato, è una loro scelta". Accogliendo i presenti alla "casa del popolo", il primo cittadino i cui nonni sono arrivati in Usa da Grassano (Matera) e a Sant'Agata dei Goti (Benevento) si è detto "orgoglioso" dei "contributi incredibili" che gli italoamericani hanno dato alla città e alla nazione intera. Ha ricordato le discriminazioni vissute dagli italiani appena sbarcati in Usa il secolo scorso e della "fierezza" di chi si è appigliato comunque alle proprie origini per resistere. "Ancora oggi nei media ci sono stereotipi" negativi, ha detto dal palco spiegando che le poche "mele cattive" contrastano con i "25 milioni di italoamericani che lavorano sodo e rispettano la legge". A chi, come lui, è "fortunato di essere italoamericano", de Blasio ha consigliato di portare i figli nei luoghi italiani di origine come ha fatto lui con Dante e Chiara: perché serve "preservare" anche la lingua italiana e non solo la cultura e il cibo di cui il nostro Paese è famoso in Usa.

E' stato "l'ospite molto speciale" della serata, l'ambasciatore italiano in Usa Armando Varricchio, a non limitarsi a dirsi "orgoglioso" dei risultati e dei successi degli italiani e degli italoamericani in Usa. Dopo il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che durante la settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva visitato la statua di Colombo a Columbus Circle, il diplomatico è arrivato appositamente a New York da Washington per dire che tutti "dovrebbero essere orgogliosi di questo esploratore, che ha alzato le vele, con una tecnologia all'epoca scarsa, andando a Ovest per raggiungere l'Est e arrivando su questa costa grandiosa" che fu poi il fiorentino Amerigo Vespucci a capire che era un continente diverso dall'Asia. Per Varricchio, Colombo "ha contribuito alla connessione" tra il Vecchio e il Nuovo mondo "permettendo scambi commerciali e di idee". Dopo tanti secoli, ha concluso l'ambasciatore, Italia e Usa sono in prima linea "nell'innovazione, nella prosperità, nella crescita; i nostri militari lavorano fianco a fianco per portare pace e stabilità nel mondo", un mondo che "vogliamo sia in pace e prospero per tutti". Stando al diplomatico, "non c'è altra alleanza come questa che ci tiene insieme; essa ha una lunga storia e un futuro altrettanto lungo davanti a sé".

Quando lo ha ringraziato per il suo discorso, De Blasio ha fatto finta di niente. Un mese fa era stato un altro italoamericano a difendere le statue di Colombo a New York: il governatore Andrew Cuomo; per lui sono "semplicemente un modo per onorare gli italoamericani". Mentre gli agenti di polizia sono stati piazzati a difendere da potenziali attacchi la statua di Colombo al lato sudoccidentale di Central Park, la vicenda potrebbe chiudersi con tanto rumore per nulla. L'ufficio del sindaco italoamericano ha detto ad America24 che "non c'è alcun piano di toccare la statua di [Cristoforo] Colombo" a Columbus Circle. Quanto alla commissione, la settimana prossima "non fornirà alcuna raccomandazione specifica o linea guida fino alla fine di un periodo di revisione di 90 giorni, ossia fino a dicembre", hanno fatto sapere dall'amministrazione de Blasio. Al posto della rimozione della statua, il piano B potrebbe essere semplicemente quello di aggiungerci una targa che fornisca il contesto storico legato alle avventure dell'esploratore.

Altri Servizi

Fed e riforma fiscale spingono Wall Street

Progressi verso l'approvazione di una riforma fiscale; la Federal Reserve ha alzato i tassi, come previsto, di 25 punti base all'1,25-1,5%
AP

Walt Disney: atteso l'annuncio dell'acquisto di asset di Fox

Transazione valutata 60 miliardi di dollari, tutta in azioni
AP

E' iniziato il conto alla rovescia. Come si dice da giorni, è atteso per oggi - probabilmente prima dell'apertura dei mercati a Wall Street - l'annuncio dell'accordo sull'acquisto da parte di Walt Disney di asset cinematografici e televisivi di 21st Century Fox, il colosso parte della galassia Murdoch. Si tratta di un'operazione da 60 miliardi di dollari tutta in azioni.

Trump firma documento per riportare uomo sulla Luna e promette Marte in futuro

Un nuovo programma di esplorazione spaziale. L'uomo non mette piede sulla Luna dal 1972 con Apollo 17. Ma continuano a esserci dubbi sui fondi

"Questa volta non pianteremo solo la nostra bandiera e lasceremo le nostre impronte [sulla Luna], ma stabiliremo delle basi da cui fare partire le missioni verso Marte e in futuro verso altri mondi". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, firmando un documento con il quale si impegna a rafforzare il programma spaziale americano e a riportare gli astronauti Usa sulla Luna e poi su Marte. Sarebbe la prima volta dal 1972, quando la missione Apollo 17 portò per l'ultima volta degli esseri umani sulla Luna. Oggi è il giorno dell'anniversario di Apollo 17, la cui navicella è atterrata sulla Luna l'11 dicembre di 45 anni fa.

Corea del Nord: Tillerson apre a trattative. Trump: nulla è cambiato

Gli Usa premono sulla Cina affinché interrompa i rifornimenti di petrolio a Pyongyang
AP

Ancora una volta Rex Tillerson e Donald Trump sembrano muoversi su binari paralleli. Il segretario americano di Stato ha aperto la porta a trattative dirette con la Corea del Nord "senza precondizioni" ma la Casa Bianca ha subito chiarito che la sua linea non è affatto cambiata.

Usa Today attacca Trump: "Inadatto a pulire i bagni" di Obama

Ma anche a lucidare le scarpe di George W Bush. Per il quotidiano, il presidente ha un carattere "straordinariamente terribile" che ha fatto insinuazioni sessiste fuori luogo

Donald Trump si è sentito più volte dire che era inadatto alla presidenza degli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale dello scorso anno, sia il presidente americano Barack Obama sia la candidata democratica alle elezioni Hillary Clinton lo avevano ripetuto in tutte le salse. Oltre un anno dopo la vittoria shock del miliardario di New York, è un quotidiano ampiamente diffuso in Usa a rispolverare quel concetto ma in termini decisamente pesanti.

Wall Street attende la Fed

La Federal Reserve alle 14 (le 20 in Italia) diffonde un comunicato con le sue scelte di politica monetaria. Atteso un rialzo dei tassi di 25 punti base all'1,25-1,5%
AP

Saudi Aramco: Usa e Giappone temono cessione quota alla Cina

Il collocamento privato vedrebbe aumentare l'influenza di Pechino in Medio Oriente. E Riad potrebbe usare la transazione per aumentare la pressione sull'Iran

Gli Stati Uniti e il Giappone premono sull'Arabia Saudita affinché porti avanti il suo piano originario di quotare la sua Saudi Arabian Oil Company (Aramco), in quella che potrebbe essere la più grande Ipo di sempre su scala globale. Washington e Tokyo temono che Riad opti per un collocamento privato con cui un gruppo di aziende cinesi controllate dallo Stato potrebbe aggiudicarsi una quota. In base a questo scenario, che Usa e Giappone vorrebbero evitare, la Cina vederebbe crescere il suo peso nel Medio Oriente, dove stanno aumentando le tensioni tra l'Arabia Saudita e l'Iran (alimentata anche dall'amministrazione Trump, contraria per esempio allo storico accordo sul nucleare siglato nel 2015 tra Teheran e le principali potenze mondiali). Lo scrive il Wall Street Journal citando alcune fonti.

Riforma fiscale sempre più vicina: Trump già festeggia

Trovato un accordo di principio sul testo unico della legislazione. Agevolati i ricchi. Aliquota aziendale al 21% dal 35%
Ap

E' ufficiale. I leader repubblicani di Camera e Senato hanno trovato un accordo di principio sul testo finale della riforma fiscale. Di conseguenza, l'approvazione della maggiore riforma del fisco in Usa dal 1986 si fa un passo più vicina.

Riforma fiscale: democratici chiedono al Gop posticipo del voto finale

Vogliono che si aspetti l'arrivo al Senato di Doug Jones, che ha vinto alle elezione speciali in Alabama

Forti di una inattesa vittoria alle elezioni speciali di ieri in Alabama, una duplice sconfitta per Donald Trump, i democratici premono affinché il voto finale sulla riforma fiscale messa a punto dai repubblicani che controllano il Congresso sia posticipato. La minoranza a Capitol Hill vuole che si aspetti l'insediamento di Doug Jones, il candidato democratico che ha sconfitto Roy Moore nel cosiddetto Yellowhammer State aggiudicandosi il seggio al Senato Usa lasciato libero da Jeff Sessions, diventato segretario alla Giustizia.

La Fed alza i tassi per la terza volta nel 2017, altre tre strette nel 2018

Aumento di 25 punti base all'1,25-1,5%, come ampiamento atteso. Yellen non preoccupata da rally a Wall Street. Bitcoin? Un asset altamente speculativo. Riforma fiscale? Effetti ancora incerti
AP

Gli investitori non avevano (giustamente) dubbi: la Federal Reserve ha annunciato un aumento dei tassi per la terza volta nel 2017, la quinta dal giugno 2006. E ha confermato le attese per tre strette nel 2018 e due nel 2019. Non solo. Ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell'economia americana per questo e il prossimo anno e si aspetta un ulteriore calo del tasso di disoccupazione, già ai minimi del dicembre 2000. Il governator Janet Yellen può vantarsi di lasciare la guida della banca centrale con gli Stati Uniti in buona salute e pronti a godere, almeno un po', di una riforma fiscale sempre più vicina ma dagli effetti ancora "incerti".