Newt Gingrich fiamma repubblicana del momento

L’ex presidente della Camera ha vinto il dibattito sulla sicurezza nazionale, ma ha preso un rischio sul tema dell’immigrazione clandestina.

Newt Gingrich è stato il vincitore del dibattito repubblicano tenutosi martedì sera a Washington e trasmesso in diretta da CNN. L’ex presidente della Camera è apparso più che mai sicuro di sé, certo rinvigorito anche dai risultati degli ultimi sondaggi, che lo danno ora in testa davanti a Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts, dal canto suo, è stato meno protagonista del solito, ma la cosa probabilmente non gli dispiace. A questo punto della stagione elettorale, Romney mira a mostrarsi solido e attento, ma non a fare notizia in questa apparentemente infinita serie di faccia-a-faccia televisivi. La sua strategia sembra fondata sulla convinzione che i rivali costruiranno e distruggeranno, saliranno e scenderanno nei sondaggi, ma, al momento buono, si faranno da parte per lasciare spazio a lui.

Tra gli altri, si sono distinti Ron Paul, cui è stato concesso più tempo per illustrare le proprie posizioni in fatto di sicurezza nazionale, peculiari rispetto al resto del gruppo, e Jon Huntsman, che ha offerto forse la performance migliore dell’anno, puntando sulla propria esperienza in politica estera. È stata una buona serata anche per Michele Bachmann, competente e sorprendentemente misurata in particolare sulla questione Pakistan. Deludenti, invece, Herman Cain e Rick Perry, che sono apparsi come due pesci fuori d’acqua. Neutro, infine, Rick Santorum, che ha aggiunto poco all’evento, se non un paio di gaffe.

Nonostante il tema della serata fosse la sicurezza nazionale, si è parlato pochissimo della Cina e non è mai stata citata la crisi finanziaria nell’Eurozona e le ripercussioni che potrebbe avere sugli Stati Uniti.

Forse perché, in questo ciclo elettorale, tutto quello che riguarda gli esteri importa relativamente poco agli americani, data la centralità delle questioni economiche e finanziarie, gli otto partecipanti hanno preso parte a un dibattito più di contenuti e meno di slogan del solito, mostrando anche grosse divergenze di opinioni.

Gli scambi più vivaci della serata hanno avuto come oggetto il Pakistan, che Bachmann, convinta della necessità di preservare la difficile relazione tra Washington e Islamabad, ha definito “troppo nucleare per fallire”, mentre altri, a partire da Perry, sarebbero pronti a abbandonare, privandolo degli aiuti americani.

Sull’Afganistan, si sono scontrati Huntsman, che vuole lasciarvi solo 10-15 mila soldati americani, soprattutto per fini di intelligence e addestramento delle forze armate locali, e Romney, che invece sostiene che non si può permettere che questo paese sia “una piattaforma di lancio per i terroristi”.

Il momento più delicato si è registrato forse durante la discussione sull’immigrazione clandestina. Gingrich, altrimenti fedele alla linea del partito, ha preso, invece, un rischio le cui conseguenze si valuteranno solo nei prossimi giorni. L’ex presidente della Camera ha, infatti, scelto di distanziarsi dall’ortodossia repubblicana sugli “illegali”, proponendo che a una parte degli undici milioni di immigrati senza permesso di soggiorno che vivono oggi negli Stati Uniti, quelli che sono qui da più tempo, pagano le tasse e hanno famiglia, sia concessa la possibilità di diventare legali. “Il partito della famiglia non può adottare politiche sull’immigrazione che distruggono la famiglia”, ha dichiarato Gingrich.

Va ricordato che, in seguito a un altro dibattito, Perry è stato duramente attaccato per aver difeso la propria scelta da governatore del Texas di permettere ai figli degli immigrati clandestini di iscriversi all’università statale alle stesse condizioni dei ragazzi americani.

Tutti d’accordo con la linea dura sull’Iran, anche se, a parte un irrigidimento delle sanzioni già in vigore, nessuno dei candidati alla nomination del GOP pare avere idee particolarmente nuove in merito. E c'è intesa anche sul fatto che i sospettati di terrorismo non hanno diritto a avere le stesse protezioni legali di cui godono i normali criminali americani. Su questo tema, l’unica voce discordante è quella di Paul, che su questo genere di questioni non è un repubblicano, ma piuttosto un libertario, isolazionista in politica estera e difensore delle libertà civili ad ogni costo.

Tra le stranezze, Santorum ha chiamato l’Africa “un paese” e si è detto preoccupato dell’alleanza tra militanti socialisti e fondamentalisti islamici in America centrale; Perry si è soffermato a lungo sulle relazioni tra Iran, Hezbollah, Venezuela e Messico; e Romney ha dichiarato che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad dovrebbe essere processato per “genocidio”.