La Nike sfida Trump: Kaepernick nuovo volto della campagna 'Just Do It'

L'ex quarterback dei 49ers è senza squadra ed è in causa con la Nfl. Intanto lega e giocatori cercano un accordo sulle nuove regole

Nike ha scelto Colin Kaepernick per la sua nuova campagna pubblicitaria. Lo sponsor tecnico della Nfl ha quindi scelto una delle sue star più controverse, il giocatore che ha dato il via alle proteste durante l'esecuzione dell'inno nazionale prima delle partite del campionato di football americano; Kaepernick è rimasto senza squadra nel 2017 e ora è in causa contro la lega, che gli avrebbe impedito di trovare un'altra squadra con cui giocare.

Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers, ha rivelato il suo ruolo in un tweet pubblicato ieri e subito ripreso anche dall'account ufficiale di Nike. Kaepernick farà parte della rinnovata campagna 'Just Do It' ('fallo e basta', ndr): il suo volto apparirà negli spot e campeggerà sui cartelloni pubblicitari. "Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto #JustDoIt" ha scritto Kaepernick. Una portavoce di Nike ha poi detto al Wall Street Journal che Kaepernick sarà "tra gli atleti" che appariranno nella campagna "Just Do It", che quest'anno festeggia i 30 anni. "Di questa campagna fa parte un insieme degli atleti che più hanno ispirato in tutti gli sport, atleti che hanno inseguito i sogni più pazzeschi, a prescindere dagli ostacoli o dal risultato" ha aggiunto.

Kaepernick è stato il primo a sfidare il sistema, seguendo l'esecuzione dell'inno nazionale, prima delle partite, con un ginocchio poggiato a terra, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle violenze commesse dalla polizia sugli afroamericani e le ingiustizie sociali. Il suo esempio è stato poi seguito da altri giocatori, finché la protesta non si è diffusa tra oltre 200 atleti in un solo weekend, a causa delle critiche di Donald Trump.

Il presidente degli Stati Uniti ha più volte attaccato duramente giocatori e squadre, a cui ha chiesto di licenziare i partecipanti alle proteste; Kaepernick, diventato famoso a livello mondiale per la sua protesta, è rimasto senza squadra al termine di quella stagione e ha fatto causa alla Nfl, sostenendo che le franchigie della lega si sarebbero messe d'accordo per non farlo più giocare.

Dopo aver presentato le nuove norme sull'inno nazionale, con cui imporre ai giocatori in campo di seguire l'esecuzione dell'inno nazionale in piedi, lasciando la possibilità agli atleti contrari di restare negli spogliatoi, la Nfl ha deciso di sospenderle per negoziare con l'associazione dei giocatori, che sostiene che le regole violano l'accordo collettivo e i diritti degli atleti ed è pronta a portare la lega in tribunale.

L'opinione pubblica statunitense, intanto, resta divisa sulla protesta. Secondo l'ultimo sondaggio di Nbc News/Wall Street Journal, il 54% degli elettori la considera inappropriata; naturalmente, la visione di repubblicani e democratici è opposta: l'88% degli elettori del Grand Old Party crede che la protesta sia inappropriata, mentre il 72% de democratici crede sia giusta. Nel complesso, il 43% degli elettori la considera appropriata.

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