Nike: vendite in calo in Nord America frenano gli utili, comunque sopra le stime

Il colosso americano dell'abbigliamento sportivo soffre la concorrenza di Adidas nel suo mercato di riferimento. Punta su vendite dirette ai consumatori
AP

A causa di margini lordi in calo, di spese amministrative in aumento e dell'andamento delle vendite nordamericane che continua a essere negativo, Nike ha chiuso il secondo trimestre dell'anno fiscale 2018 con utili in ribasso anche se meno delle stime degli analisti. Il colosso americano dell'abbigliamento sportivo continua a soffrire un contesto retail difficile e la competizione di rivali come Adidas. Per questo punta a vendere direttamente ai consumatori.

Nei tre mesi finiti il 30 novembre scorso, Nike ha registrato utili netti per 767 milioni di dollari, in calo del 9% rispetto al risultato pari a 842 milioni dello stesso periodo del 2016 ma meglio delle stime per 665 milioni. I profitti per azione sono scesi dell'8% a 47 da 51 centesimi; al netto di voci straordinarie, il dato è passato a 46 da 50 centesimi di dollaro, sopra le attese degli analisti per 40 centesimi.

In quello che per il colosso americano dell'abbigliamento sportivo è stato il secondo trimestre fiscale del 2018, i ricavi hanno raggiunto gli 8,55 miliardi di dollari, in aumento del 5% rispetto agli 8,18 miliardi dell'anno precedente; le stime del mercato erano per vendite a 8,39 miliardi. In particolare, il fatturato generato dal marchio Nike è salito del 4% annuo a 8,1 miliardi di dollari grazie alle regioni Europa, Medio Oriente e Africa e Asia Pacifico/America Latina. Le vendite legate al marchio Converse sono invece scese del 4% a 408 milioni di dollari, colpa soprattutto dei declini in Nord America; in questo mercato, quello di riferimento, i ricavi complessivi sono scesi del 5% a 3,48 miliardi.

A pesare sono stati anche una serie di fattori aggiuntivi: un declino di 120 punti base dei margini lordi, arrivati al 43% a causa soprattutto di cambi valutari sfavorevoli che hanno annullato l'effetto di prezzi di vendita più alti; spese in aumento (quelle amministrative e promozionali sono tornate a salire, del 10% a 2,8 miliardi).

Mark Parker, amministratore delegato, presidente e presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda, ha sottolineato l'accelerazione della crescita internazionale. Per la seconda parte dell'anno fiscale Parker è convinto che "l'innovazione dei prodotti Nike sia forte come non mai e continuereno a dare forma al settore retail attraverso esperienze diverse".

Il 15 giugno scorso Nike aveva deciso di snellire la sua organizzazione in una mossa che risulterà nella riduzione del 2% della sua forza lavoro globale di oltre 70.000 dipendenti. Il punto è che il colosso americano dell'abbigliamento sportivo continua a soffrire la competizione di rivali come Adidas, le cui vendite in Nord America sono aumentate.

Come se non bastasse i negozi di articoli sportivi che vendono prodotti Nike hanno registrato vendite deboli. Non è un caso che Nike punti a vendere di più direttamente ai consumatori. In concomitanza alla pubblicazione dei conti del quarto trimestre dell'esercizio 2017 l'azienda aveva annunciato di avere ceduto ad Amazon: i suoi prodotti sono ora venduti sul sito di commercio elettronico (l'intento di Nike è di eliminare rivenditori terzi dei suoi prodotti sul sito stesso).

In attesa dei conti, arrivati a mercati chiusi, Nike ha guadagnato l'1,9% a 64,77 dollari. Nel dopo mercato ha aggiunto mezzo punto percentuale circa dopo un iniziale ribasso. Da inizio anno è salito del 27,4% e negli ultimi 12 mesi ha aggiunto il 23,8%.

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