Nordcorea: Moon da Trump per salvare il summit con Kim

Nell'amministrazione Usa c'è chi dubita che l'incontro del 12 giugno a Singapore ci sarà. Oggi riunione tra il presidente sudcoreano e quello americano

Il presidente sudcoreano metterà piede oggi alla Casa Bianca con un obiettivo: convincere Donald Trump che il suo summit con il leader nordcoreano s'ha da fare e che può essere costruttivo. Questo, nonostante Pyongyang la settimana scorsa abbia rispolverato una retorica dura su un'esercitazione militare congiunta tra Washington e Seul e ha messo in guardia gli Stati Uniti facendo capire che l'incontro non è affatto scontato.

Mentre il presidente Usa resta intenzionato a incontrare Kim Jong Un pur essendo consapevole di non volere presentarsi a un appuntamento fallimentare in partenza, c'è chi nella sua amministrazione teme che il faccia a faccia alla fine non si verifichi. E' Cnn a riferirlo. E mentre la settimana scorsa Trump ha insinuato che forse è stato il presidente cinese Xi Jinping a condizionare il raffreddamento di Pyongyang, a Seul c'è chi punta il dito contro John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale del leader Usa. Stando a un funzionario statunitense citato dal Washington Post, il 'falco' Bolton è detestato tanto dai sudcoreani quanto dai nordcoreani.

Ecco perché l'arrivo di Moon Jae-in alla Casa Bianca oggi sarà più importante di quanto si pensasse quando alla fine di aprile il presidente sudcoreano aveva incontrato Kim. Allora la visita di Moon a Washington doveva essere semplicemente un passo per aiutare nella preparazione del summit tra Trump e Kim. Ora la posta in gioco è più alta. E' vero. In vista del 12 giugno la Corea del Nord ha teso la mano al presidente Usa liberando tre cittadini americani. E l'amministrazione Trump non ha fatto volare nei cieli sopra la penisola coreana i suoi cacciabombardieri B-52 nell'esercitazione congiunta con Seul.

E' tuttavia la denuclearizzazione a rappresentare il nodo da sciogliere. Gli Usa e la Corea del Sud la vogliono ma Pyongyang ha chiarito di non avere alcun interesse in un "abbandono nucleare unilaterale". Tanto più che il "modello libico" per la denuclearizzazione suggerito da Bolton in una intervista televisiva il 13 maggio è stato categoricamente bocciato dalla Corea del Nord. La nazione nordafrica sotto il regime di Muammar Gheddafi rinunciò al suo programma dedicato alle armi nucleari nel 2013 in cambio della rimozione di sanzioni. Ma Pyongyang sa bene che fine abbia poi fatto il dittatore (fu brutalmente ucciso nel 2011 dai suoi oppositori). Trump sembra avere contraddetto Bolton dicendosi disposto a concedere a Kim delle garanzie.

Forse la colpa è anche di Trump, che per altri non ha capito gli interessi della nazione più isolata al mondo. Pyongyang ha sempre detto che la rinuncia al suo programma nucleare avverrebbe "per fasi" e nell'ambito di un processo "sincronizzato" con cui ottenere qualcosa in cambio. Resta da vedere se il 45esimo Commander in chief riuscirà a mettere in pratica la sua "art of the deal", l'arte di siglare accordi, come recita il suo libro scritto negli anni '80.

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