Nozze gay, in North Carolina stravince il "no"

Il divieto costituzionale di matrimoni omosessuali approvato da oltre il 61% dei votanti

Che con il voto di ieri il North Carolina, stato "sudista" ma non troppo, sarebbe divantato il 29esimo Stato dell'Unione a vietare costituzionalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso, era ampiamente previsto, sondaggi alla mano. Forse però era meno scontato che l'approvazione dell'emendamento costituzionale in questione, che oltre a definire il matrimonio come unione tra un uomo e una donna vieta anche il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, sarebbe arrivata con una maggioranza tanto schiacciante: a favore della conferma della modifica costituzionale si sono espressi ben il 61.05% dei votanti, mentre i voti contrari sono stati appena il 38.95%. Percentuali impressionanti, se si considera quanti sforzi erano stati profusi dalle associazioni che si opponevano al divieto (lo stesso Bill Clinton ha registrato un apposito "robocall", uno spot telefonico), e se si pensa che secondo i sondaggi l'opinione pubblica a livello nazionale da un paio d'anni a questa parte sarebbe tendenzialmente divisia a metà sull'argomento. 

La Casa Bianca, che qualche settimana fa aveva già manifestato la propria opposizione con un comunciato ufficiale, ieri si è espressa sull'esito del voto per bocca di Cameron Freanch, il portavoce di Barack Obama per quello stato“Il Presidente da tempo si oppone ad iniziative come questa, divisive e discriminatorie, volte a negare diritti e benefici a coppie dello stesso sesso. Egli è da tempo convinto che le coppie gay e lesbiche meritino gli stessi diritti di tutte le altre coppie, ed è contrariato dalla approvazione di questo emendamento".

Negli USA la questione dei matrimoni omosessuali dal 1998 ad oggi è stata sottoposta a referendum in ben 33 dei 50 Stati dell'Unione (in California, lo Stato più popoloso degli USA, per due volte), ed in tutti i 33 casi, dal primo all'ultimo, gli elettori avevano sempre votato contro. Nel frattempo, però, in svariati Stati le unioni civili hanno ottenuto importanti riconoscimenti legali, pur senza equipararle al 100% ai matrimoni: l'ultimo è stato il Delaware, nel maggio dell'anno scorso, ma tra essi vi è proprio la California, dove si chiamano “Domestic Partnership”. In una dozzina di Stati, tra i quali la stessa California e la Florida, le coppie omosessuali hanno persino la la possibilità di adottare figli (tra questi vi era anche New York, che però nel 2011 ha introdotto addirittura la possibilità di veri e propri matrimoni fra coppie dello stesso sesso).

I veri e propri matrimoni omosessuali sono invece contemplati dalla legislazione di sei Stati più Washington DC, e in altri tre la questione è ancora controversa: tra questi ultimi la California, da dove è partita nel 2009 la vertenza giudiziale che potrebbe presto approdare all'attenzione della Corte Suprema (la quale di fatto potrebbe "imporre" il cambiamento a tutti i 50 Stati), dopo la sentenza di appello che tre mesi fa ha decretato la incostituzionalità, rispetto alla Costituzione degli Stati Uniti, di un referendum con il quale gli elettori nel 2008, nello stesso giorno dell'elezione di Obama alla casa Bianca, avevano approvato un emendamento alla Costituzione del Golden State del tutto simile a quello che ha stravinto ieri in North Carolina. Da notare che anche in quel caso la maggioranza assoluta di votanti in uno Stato a prevalenza democratica come la California (per di più in quel caso con l'alta aflfuenza dovuta alla concimitanza con le elezioni presidenziali) ha confermato che anche una parte degli elettori democratici rimane ostile alla apertura ai matrimoni omosessuali. Ciò nondimeno Obama, che sull'argomento ha sempre cercato di tenere il piede in due staffe, è sempre più sotto pressione in questo senso: sia da parte dei movimenti militanti per i diritti degli omosessuali, sia da parte dell'ala sinistra del partito, sia da parte della stampa liberal, come si è ben visto ieri quando il New York Times con un editoriale molto incalzante lo ha invitato senza mezzi termini a fare il fatidico passo in avanti in quel senso. Qualche osservatore ha ipotizzato che la prudenza di Obama, che lui ufficialmente giustifica con dissidio interiore di natura religiosa ("God is in the mix"), sia in realtà dovuta al fatto che l'elettorato ispanico e quello afroamericano, due colonne portanti sulle quali egli conta per la rielezione, sono particolarmente restii ad accettare questi cambiamenti. Non è ancora chiaro quanto questa "relazione complicata" del presidente gioverà ai repubblicani, per i quali la opposizione a queste aperture è invece un cavallo di battaglia.