Nozze gay, pressing democratici su Obama

Obama aveva lungamente tentato di tenersi il più possibile alla larga da questo scottante argomento

Il presidente Obama sarebbe in questi giorni sottoposto a "crescenti pressioni dall'interno del suo partito" per via di una mobilitazione in corso affinché la parità tra cittadini eterosessiali ed omosessuali nell'accesso all'istituto del matrimonio nella cosiddetta "piattaforma", cioé nel programma elettorale che il Partito Democratico dovrà presentare alla convention nazionale che si terrà ai primi di settembre a Charlotte, in North Carolina.

Lo scrive il il Los Angeles Times, secondo il quale

la settimana scorsa quattro ex presidenti del Comitato Nazionale Democratico hanno firmato un comunicato congiunto a sostegno di una posizione esplicitamente favorevole al matrimonio gay. Nel comunicato si evidenzia che l'idea ha già il sostegno di quasi due dozzine di senatori Democratici, dell'ex leader Democratica alla Camera Nancy Pelosi e di decine di migliaia di militanti. Il sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa, che presiederà la convention nazionale, ha dichiarato il mese scorso di essere favorevole alla "parità matrimoniale" perché "in sostanza è ciò che noi siamo".

Obama aveva lungamente tentato di tenersi il più possibile alla larga da questo scottante argomento. Nel 2008, da candidato, aveva condanna come “discriminatorio” il controverso referendum "Proposition 8" che si votava nello stesso giorno dell'elezione presidenziale e mirava ad introdurre il divieto di matrimoni omosessuali nella costituzione della California, ma si era anche detto “personalmente” più favorevole al compromesso del riconoscimento delle unioni civili, e tendenzialmente contrario al vero e proprio matrimonio gay anche per ragioni religiose: “Secondo me il matrimonio è l'unione fra un uomo e una donna. E poi per me come cristiano è anche un sacramento… c'entra anche Dio”.

Una volta insediatosi alla Casa Bianca, Obama ha poi dichiarato che la sua posizione in materia è "in evoluzione"; ma non si è mai spinto a dichiarare di aver cambiato idea. La sua amministrazione ha fatto decadere il regolamento "don't ask, don't tell" che imponeva ai gay di non dichiararsi per potersi arruolare nell'esercito, ed ha cessato di sostenere nei tribunali la difesa del “Defense of Marriage Act”, la legge approvata nel 1996 che garantiva agli Stati nei quali non esiste il matrimonio omosessuale il diritto di non riconoscere la validità di quelli celebrati in un'altro Stato che invece li contempli. 

L'articolo del Los Angeles Times è a questo link