Nuova politica della Casa Bianca sulle deportazioni


Priorità agli irregolari con la fedina penale sporca.


17.11.11

20:54

Dall’insediamento nel 2009, l’Amministrazione Obama si è impegnata molto, anche se silenziosamente, sulla questione dell’immigrazione irregolare.

Tant’è che, secondo dati diffusi in ottobre da Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza dei confini, gli Stati Uniti hanno deportato, nell’anno fiscale 2011, 396.906 immigrati senza regolare permesso di soggiorno, un numero in aumento rispetto ai già cospicui 392.826 dell’anno precedente.

Si tratta di cifre superiori a quelle registrate negli anni dell’amministrazione dell’ex presidente George W. Bush, e che sorprendono, viste le frequenti critiche fatte dai repubblicani al presidente americano, ritenuto troppo “soft” sull’immigrazione.

Questa settimana, la Casa Bianca ha deciso di rivedere, in parte, l'approccio seguito fino ad ora. 

Dato l’enorme accumulo di lavoro arretrato che pesa sui giudici incaricati di decidere sulle deportazioni, il dipartimento di Sicurezza Nazionale ha dato il via, giovedì, a un processo di riesame di tutti i casi di immigrati irregolari in attesa di giudizio presso i tribunali appositi (che fanno parte direttamente del Ministero della Giustizia e non del sistema regolare di corti federali), in modo da dare massima priorità solo a coloro che si sono resi colpevoli di crimini, o che sono considerati pericolosi per la sicurezza nazionale del paese, lasciando stare, per il momento, gli altri.

La nuova strategia, che si fonda su gradi diversi di pericolosità e priorità, sarà innanzitutto applicata ai casi che arrivano ora nei tribunali americani. Dal 4 dicembre in poi, un progetto pilota che rivedrà quelli che sono già parte del sistema, comincerà in via sperimentale nelle circoscrizioni di Baltimore e Denver.

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