Nuove accuse contro Facebook: riconoscimento facciale viola privacy

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Nuovo grattacapo per Facebook, da metà marzo alle prese con lo scandalo legato a Cambridge Analytica ossia la società di dati londinese che secondo il social network ha "impropriamente condiviso" le informazioni di 87 milioni di suoi utenti (di cui un massimo di 2,7 milioni sono europei).

Tredici organizzazioni di consumatori hanno depositato un reclamo contro la tecnologia per il riconoscimento facciale usata dal gruppo. Il reclamo è stato fatto alla Federal Trade Commission (Ftc), l'agenzia governativa per la protezione dei consumatori statunitensi che ha già aperto un'inchiesta per valutare se l'uso dei dati di Facebook da parte di Cambridge Analytica abbia violato un accordo firmato dal social network con la stessa agenzia nel 2011. L'accordo impone a Facebook di informare gli utenti e di ricevere da loro il permesso esplicito a condividere i dati personali oltre i limiti da loro specificati nelle impostazioni sulla privacy.

Le organizzazioni sostenendo che il software per il riconoscimento facciale usato da Facebook per identificare le persone nelle fotografia caricate sulla piattaforma viola la privacy. Il software che permette al social network di suggerire chi taggare - è la tesi della coalizione capitanata dall'Electronic Privacy Information Center - "è indesiderato, non necessario e pericoloso". Stando al reclamo, "Facebook punta ad avanzare le sue tecniche di riconoscimento facciale per portare in modo ingannevole gli utenti ad assegnare identità nelle immagini fotografiche". Per le organizzazioni di consumatori, quel modo di identificare le persone "minaccia la privacy degli utenti, ignora le preferenze esplicite degli utenti di Facebook ed è contrario alla legge in vari Stati e parti del mondo".

Per la coalizione, Facebook ha così violato l'accordo firmato dall'azienda nel 2011 con la Ftc; se quest'ultima dovesse appurare la violazione, Facebook rischierebbe fino a 40.000 dollari di multa per ogni violazione.

Rob Sherman, vice direttore della privacy in Facebook, ha detto al Wall Street Journal che "la nostra tecnologia per il riconoscimento facciale aiuta la gente a gestire la propria identità su Facebook". Secondo lui, "le persone possono scegliere se consentire o meno [il funzionamento di] questa tecnologia e possono cambiare idea in ogni momento. Quando viene disattivata, non usiamo questa tecnologia per identificare persone nelle foto".

Le tredici organizzazioni di consumatori sperano che Facebook arrivi a fornire "rimedi appropriati" agli utenti. Il loro reclamo è simile a un'altro depositato nel 2011 che però non portò ad alcuna azione della Ftc.

Negli ultimi anni, inoltre, varie cause legali sono state lanciate contro il software incriminato ma senza successo. Anche nel caso in cui dovesse dimostrare che Facebook ha usato informazioni biometriche senza il suo consenso, un querelante dovrebbe dimostrare anche di avere subito danni concreti.

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