Nutella, 3 milioni da Ferrero per chiudere la class action americana

Una mamma californiana aveva fatto causa lamentando che gli spot inducono falsamente i genitori a considerarla un cibo salutare per i bambini

Mentre in Europa lo spread fra i titoli del tesoro italiani e quelli tedeschi continua a togliere il sonno, negli Stati Uniti uno spread italiano di tutt'altro genere – spread in inglese significa anche “crema spalmabile” - è al centro di una controversia giudiziale tipicamente americana.

Si tratta della Nutella, la ormai classica crema di cioccolato e nocciole prodotta dalla italianissima Ferrero ma divenuta celebre negli ultimi anni anche negli Stati Uniti: essa è infatti oggetto di una vertenza promossa nel febbraio del 2011 da una mamma californiana, la signora Athena Hohenberg, la quale ha fatto causa alla divisione americana della Ferrero davanti al tribunale federale di San Diego lamentandosi ingannata dalla pubblicità che ne promuove il consumo in quanto prodotto sano (“ingredienti genuini”, “colazione equilibrata”, ecc.) che le mamme farebbero bene a mettere in tavola per far crescere bene i loro bambini.


Tanto per capirci, ecco un esempio di spot televisivo della Nutella per il mercato americano (che come si può notare è perfettamente in linea con gli spot che vanno in onda in Italia):

Spot come questo sono stati oggetto di 31 denunce di ingannevolezza alla Advertising Standard Authority, l'autorità americane garante sulla correttezza della pubblicità, che nel giugno dell'anno scorso le ha tutte archiviate non ravvisando l'insidia. Ma la signora Hohemberg non era dello stesso avviso. Dopo aver dato amorevolmente la Nutella alla sua pargoletta di quattro anni, ha letto gli ingredienti sul barattolo ed è inorridita apprendendo che vi sono grassi saturi e zuccheri in abbondanza.

La causa promossa dalla premurosa mamma è stata aperta alla evoluzione in “class action”, ossia a vertenza collettiva cui possono aderire tutti i consumatori che ritengono di poter lamentare la stessa situazione. La mossa (debitamente propagandata con un apposito sito web, come d'uso in questi casi) deve aver funzionato, perché ieri si è appreso che Ferrero ha accettato di conciliare la vertenza con un accordo che mette a disposizione dei consumatori asseritamente “ingannati” la bellezza di tre milioni di dollari, di cui due milioni e mezzo verranno spartiti far i consumatori, e stabilisce una modifica delle indicazioni sull'etichetta.