O. J. Simpson fu "solo" il mandante? Un condannato a morte si auto-accusa del famoso omicidio

Un documentario propone una nuova verità, 17 anni dopo i processi

Sarebbe stato lui ad assassinare nel giugno del 1994 Nicole Brown, la ex moglie trentacinquenne di O. J. Simpson, ed il suo amico Ronald Lyle Goldman: questa la sorprendente auto-accusa che Glen Rogers, un serial killer galeotto già condannato a morte avrebbe espresso, stando ad un nuovo documentario televisivo.

Quello di O. J. Simpson è probabilmente il più controverso caso giudiziario americano degli ultimi decenni: quando l'ex moglie e l'amico vennero trovati barbaramente trucidati con decine di coltellate, l'allora popolarissimo ex supercampione di football americano (era stato la superstar dei San Francisco 49ers) e modesto attore (molti lo ricorderanno per una particina nei film della serie Una Pallottola Spuntata) anziché fornire un alibi si diede alla fuga, ingaggiando quello che ad oggi rimane l'inseguimento stradale in diretta televisiva più celebre della storia: oltre 100 milioni di telespettatori lo guardarono in tempo reale mentre tantava a lungo la fuga per le strade di Los Angeles a bordo di una Ford Bronco bianca, per poi arrendersi e consegnarsi alle manette.

Quello spettacolare tentativo di fuga rese colpevolista la gran parte dell'opinione pubblica, ragion per cui il verdetto di innocenza che venne pronunciato nel dicembre del 1995 venne accolto con indignazione. Sotto le unghie delle vittime era stato rinvenuto il DNA di O. J., ma il suo team di super-avvocati era riuscito a sollevare dubbi sulla attendibilità dell'esame; fatale era stata la incauta decisione del giovane ed inesperto procuratore di far provare all'imputato i guanti insanguinati rinvenuti sulla scena del crimine, che risultarono troppo piccoli per le sue mani, suggestionando la giuria con un "effetto Cenerentola" al contrario. Alla assoluzione in sede penale fece peraltro seguito nel 1997 una severissima condanna nel separato processo civile, dove Simpson, non potendo più contare sull'onere a carico dell'accusa di provare la sua colpevolezza "al di là di ogni ragionevole dubbio", venne condannato non solo al risarcimento di 8 milioni e mezzo di dollari, ma anche ad una sanzione (punitive damage) di ben venticinque milioni. Nell'immaginario collettivo quei processi sono rimasti un emblema di come la giustizia possa essere inquinata dal pregiudizio razziale: l'imputato afroamericano, le due vittime bianche, la giuria penale che lo assolse composta in maggioranza da giurati afroamericani, quella civile che lo condannò composta invece in maggioranza da bianchi.

Ora, stando alle anticipazioni di Discovery Channel che stasera lo manderà in onda, un nuovo documentario dal titolo "Mio fratello, il serial killer" rivela che Glen Rogers, arrestato nel 1995 appena un mese dopo la prima sentenza sul caso O. J. Simpson per l'omicidio di una donna in Florida, condannato a morte per quell'omicidio e quello di un'altra donna in California, indagato senza esito per gli omicidi di altre tre donne in altri tre Stati ed autoaccusatosi complessivamente di ben settanta omicidi, avrebbe confidato al fratello e ad un criminologo che l'ha esaminato di essere l'autore anche dell'omicidio della Brown e di Goldman, ma anche di averlo commesso su commissione dello stesso O. J. Simpson che lo avrebbe pagato per trafugare dei preziosissimi orecchini dall'abitazione dell'ex moglie, incoraggiandolo ad uccidere "se necessario", e verificando il suo operato subito dopo il delitto (donde le tracce sulla scena del crimine).

Non si hanno ancora commenti dallo stesso O. J. Simpson, il quale è attualmente detenuto in un penitenziario del Nevada per scontare una condanna per tutt'altro crimine, una rapina a mano armata in una camera d'hotel a Las Vegas nel 2007, a suo dire per riappropriarsi di cimeli della sua carriera sportiva trafugatigli tempo addietro.