Obama e Wall Street, la grande delusione

In “Obama contro Obama” Mario Margiocco offre un bilancio ragionato del primo mandato del 44esimo presidente, incentrato sul rapporto con la grande finanza

“Nei prossimi quattro anni vedremo il “vero Obama”?”
Si apre con questo interrogativo il nuovissimo “Obama contro Obama”, il saggio firmato da Mario Margiocco, inviato negli Usa fino al 2010 e tutt'ora editorialista per il Sole 24Ore, uscito in questi giorni per la collana “One Euro” creata dall'editore Fazi: una serie di agili ebook dedicati a temi utili a capire la crisi economica, scaricabili - vale la pena di prenderne nota - al costo di appena un Euro.

Il senso del quesito introduttivo è molto chiaro: solo se a novembre sarà rieletto e riceverà un secondo mandato Obama entrerà a far parte della nutrita serie di presidenti che hanno lasciato il segno; se invece dovesse uscire di scena al termine del primo mandato finirebbe per essere relegato nel triste club dei presidenti-meteora, assieme a Jimmy Carter e Bush padre. Se la rielezione è tutt'altro che scontata lo si deve infatti ad un bilancio decisamente deludente del primo mandato, che Margiocco ripercorre incentrando quasi tutta la sua ricostruzione sulla gestione della crisi economica e sul rapporto tra il presidente e i poteri forti della finanza di Wall Street, un tema spesso accennato ma raramente approfondito dai media italiani.

Il punto di vista dell'autore è tutt'altro che antipatizzante, anzi: è quello di un estimatore dell'Obama della prima ora (“change you can believe in”, ricordate?), che, amareggiato e deluso, tira le somme del magro bilancio di Obama 2008-2012.
La principale critica che Margiocco muove al 44esimo presidente, e attorno alla quale è interamente imperniato questo suo lavoro, è quella di aver “distrutto la sua credibilità fin dall’inizio schierandosi con le grandi banche e garantendo loro il tipo di salvataggio più gradito”: il che rende particolarmente interessante la lettura, dato che negli ultimi tempi si sta affermando la narrativa diffusa di un Obama cui i poteri forti di Wall Street hanno bruscamente voltato le spalle, e contro il quale essi potrebbero coalizzarsi attorno a Mitt Romney che proviene da quel mondo. Potrebbe non essere un demerito, se Obama si trovasse contro Wall Street per averne saputo sfidare a testa alta lo strapotere; e invece la ricostruzione di Margiocco racconta l'esatto contrario: Obama, paradossalmente, termina il suo primo mandato alle prese con una rivolta dei big di Wall Street... dopo aver passato quattro anni a concedere loro di tutto e di più.

Arrivato alla candidatura nel 2008 sconfiggendo il vecchio blocco di potere clintoniano imperniato anche sui buoni rapporti con l’alta finanza (era stato Bill Clinton a firmare nel 1999 la legge che cancellava la distinzione fra banca commerciale e banca d’affari, ed è stato l'establishment democratico degli anni Novanta a conferire alle megafinanziarie parastatali dei mutui edilizi Fannie e Freddie il ruolo dominante che tanto avrebbe pesato nel generare la crisi del 2008), in campagna elettorale ha ricevuto da wall Street il doppio dei finanziamenti rispetto al rivale repubblicano John McCain, e da presidente si è attorniato di reduci della presidenza Clinton, si è scelto come strateghi economici quel Bob Rubin che con Clinton era stato ministro del Tesoro (Citigroup, una delle too big to fail beneficiarie del “salvataggio” governativo del 2008, era una sua creatura) e quel Larry Summers che dell'economia clintoniana era stato il guru (e che tra l'altro era stato il grande promotore della deregulation dei prodotti finanziari derivati); e come Ministro del Tesoro ha cooptato quel Thimothy Geithner che da presidente della Fed di New York aveva orchestrato nel 2008 il salvataggio di Bear Stearns (tramite la sua vendita alla JP Morgan: fa uno strano effetto a ripensarci in questi giorni... ) ed aveva “stabilito legami insolitamente stretti con gli uomini di vertice dei giganti di Wall Street” (così il New York Times nel 2009).

E così, dopo quasi quattro anni di presidenza Obama la legge Dodd-Frank che avrebbe dovuto riformare il sistema finanziario (a cominciare dal problema dei derivati) rimane per lo più lettera morta (mancano i regolamenti attuativi), e i problemi di Wall Street sono scandalosamente irrisolti, come purtroppo dimostra il nuovo scandalo JP Morgan che in queste ore va montando.
Vale davvero la pena di rileggerla ora, questa vicenda, per non rischiare di perdersi nelle ricostruzioni propagandistiche che ci sommergeranno nei prossimi mesi.