Obama: Petraeus, sicurezza non violata

Definito straordinario il lavoro dell'ex direttore della Cia

Dopo cinque giorni dalle dimissioni, accettate a malincuore, di David Petraeus dalla direzione della Cia per una relazione extraconiugale, il dal presidente americano Barack Obama è tornato sul caso ribadendo la professionalità del generale ed escludendo che il suo scambio di email con l'amante Paula Broadwell abbia messo a repentaglio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

“Non ci sono elementi che fanno pensare che informazioni riservate siano state diffuse” impropriamente o “abbiano avuto un impatto sulla nostra sicurezza nazionale” ha detto Obama nel corso della prima conferenza da quando è stato rieletto alla guida della Casa Bianca.

“L'Fbi ha il suo protocollo su come operare”, ha detto Obama riferendosi alle indagini in corso. Obama ha aggiunto che Petraeus può vantare una “carriera (professionale) straordinaria” e che, grazie al suo operato “siamo più sicuri”, riferendosi in questo caso alla sicurezza nazionale. Il presidente ha poi preferito non esprimere un giudizio sulle tempistiche con cui è venuto a sapere delle indagini dell'Fbi che riguardano l'ex capo della Cia. “Ho molta fiducia nell'Fbi - ha detto Obama - aspetto e vedo”.

Il presidente ha poi difeso l'operato di Susan Rice, ambasciatrice americana alle Nationi Unite, rispondendo a chi l'ha accusata per aver parlato di assalto legato alle proteste per il video anti-Maometto, e non di terrorismo, a proposito dell'attacco di Bengasi (Libia), in cui lo scorso 11 settembre sono morti quattro americani, tra cui l'ambasciatore Christopher Stevens, costringendo di fatto la Casa Bianca a smentirla. “Ha svolto un lavoro straordinario con grazia, decisione e competenze” ha detto Obama durante la sua prima conferenza stampa alla Casa Bianca dalla sua rielezione. “Se il senatore McCain o altri voglio perseguire qualcuno, perseguiscano me”, ha aggiunto il presidente, concludendo che è “offensivo sporcare la reputazione di Rice".

Obama ha poi ribadito che Bashar al-Assad, presidente della Siria, “deve lasciare”. Obama si è detto “incoraggiato che l'oppozione abbia creato un ombrello sotto il quale le varie fazioni sono rappresentate” ma che è ancora presto per riconoscere l'opposizione stessa come entità a cui affidare la guida del paese.

Obama ha detto che “parliamo con l'opposizione” aggiungendo che “non diamo armi a chi potrebbe mettere a repentaglio la nostra sicurezza o quella di Israele”, rispondendo a chi chiedeva se gli Stati Uniti si stavano preparando a fornire armi all'opposizione del regime Assad.

L'obiettivo delle attività che vedono coinvolti gli Stati Uniti “con la comunità internazionale per aiutare le persone dentro e fuori i confini siriani”, ha dichiarato Obama, è permettere alla Siria di diventare uno stato “moderato, inclusivo”, dove i diritti umani vengano rispettati.