Primo comandamento: smorzare le aspettative

"Il il favorito è lui". "Macché, me la cavo". Perché alla vigilia del primo faccia a faccia televisivo entrambi i candidati combattono contro aspettative eccessive

"Romney sì che è bravo nei dibattiti. Io sono solo okay". Potrebbe suonare bizzarro il giudizio che il presidente Obama ha offerto ieri sera ai suoi sostenitori in vista del primo faccia a faccia contro Mitt Romney, in programma per mercoledì. Così come potrebbe apparire strano che il candidato vicepresidente nel ticket repubblicano Paul Ryan si sia spinto l'altro giorno ad elogiare Obama parlando di lui come di "un oratore di talento e molto più esperto". O che ieri durante la trasmissione della ABC "This Week" David Plouffe, lo stratega elettorale di Obama, abbia dichiarato che nei dibattiti Romney "farà bella figura perché è il candidato più preparato probabilmente della storia, o comunque in epoca recente a memoria d'uomo". Potrebbe sembrare strano, e invece la sostanza è tutta lì.

Sono lontani anni luce i tempi del primo dibattito televisivo, quando nel 1960 tutto parve giocarsi sull'abbronzatura di John Kennedy e sul pallore di un sudaticcio e convelescente Richard Nixon. Ma non siamo nemmeno più nel 1980, quando un baldanzoso Ronald Reagan stracciò l'anemico presidente in carica Jimmy Carter ridicolizzandolo con un beffardo"there you go again" ("ecco che ricominci" ). Ai nostri giorni i candidati alla Casa Bianca vengono sottoposti ad una preparazione talmente "scientifica" che ben difficilmente i dibattiti televisivi offrono qualche scintilla. Oggigiorno in un faccia a faccia presidenziale normalmente nessuno osa, nessuno si avventura ad offrire colpi di scena: il gioco consiste nel tentativo di spingere l'avversario verso qualche gaffe, senza mai abbassare la guardia rispetto ai tentativi dell'altro di fare altrettanto; è quindi fisiologico che si tratti quasi sempre di una partita piuttosto noiosa nella quale entrambi giocano per lo più in difesa. Basti pensare che quattro anni fa nemmeno il dibattito vicepresidenziale tra Joe Biden e Sarah Palin regalò dei veri momenti di colore (e contro ogni pronostico la Palin ne uscì felicemente indenne).

Stando così le cose, la "vittoria" spetta solitamente a quello dei due contendenti dal quale non ci si aspettava nulla di memorabile, e che quindi anche con una performance piatta e asettica riesce a non deludere delle aspettative non eccessivamente elevate. Viceversa, colui dal quale invece gli spettatori/elettori si aspettavano grandi cose esce invece spesso "sconfitto" per ciò stesso.  

Quest'anno il candidato che avrebbe oggettivamente molto più bisogno di fare faville è, senza ombra di dubbio, Mitt Romney. Indietro nei sondaggi nazionali mediamente di circa quattro punti percentuali ed in qualche misura anche nella media dei sondaggi di tutti i decisivi "swing states", Romney è penalizzato dal fatto che da almeno una settimana a questa parte tutti i commentatori non fanno che ripetere ossessivamente che questi dibattiti saranno per lui un "do or die", un "o la va o la spacca" in cui lo sfidante repubblicano si gioca il tutto per tutto: se la campagna elettorale non prende un'altra piega adesso, per lui è finita. Obama, per contro, sconta il fatto che la sua "vittoria" nel dibattito viene data quasi per scontata, due a uno secondo un recente sondaggio ABC/Washington Post; inoltre il presidente, celebre per il suo carisma oratorio finché si tratta di leggere un discorso preparato, non ha in realtà mai brillato nei dibattiti "botta e risposta" dove occorre una buona dose di improvvisazione, e per di più si presume che di questi tempi abbia avuto meno tempo a disposizione dell'avversario per allenarsi (in questo senso oggi Glenn Thrush su The Politico si spinge a dire che in questi dibattiti il presidente potrebbe avere in se stesso, non in Romney, il suo nemico numero uno)

 Il Senatore dell'Arizona John McCain ha avuto il piacere di misurarsi contro entrambi quattro anni fa: prima contro Romney, sconfiggendolo nelle primarie presidenziali repubblicane, e poi contro Obama, avendo la peggio nell'elezione generale per la Casa Bianca. Il suo giudizio, espresso ieri nella trasmissione della CNN "State of the Union", è che in realtà siano entrambi bravi nei dibattiti: "francamente, sono tutti e due troppo preparati perché ci si possa aspettare qualche colpo di scena". Non si tratta però di un parere neutrale: McCain sostiene lealmente la candidatura di Romney, dopotutto. "Quel che è certo è che il primo dibattito di quest'anno potrebbe essere uno dei più seguiti della storia", ha aggiunto.

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