Obama studia piano per i mutui, economisti scettici

Governo resterebbe nel mercato della casa

Barack Obama ha ordinato ai suoi consiglieri economici di preparare un piano di riforma del mercato dei mutui che manterrebbe il ruolo del governo federale nel settore della casa. Una mossa che potrebbe aggravare le divergenze con i repubblicani, avversi a qualunque ruolo del governo nel mercato della casa, che considerano una distorsione del libero mercato. E che trova scettici per lo stesso motivo anche alcuni degli economisti che hanno lavorato in passato con Obama, tra cui due dei principali consiglieri del presidente, Austan Goolsbee e Lawrence Summers.

Secondo fonti della Casa Bianca citate dal Washington Post, Obama è a favore di un approccio secondo il quale la maggior parte degli acquirenti di case negli Usa avrebbe diritto a una garanzia sul mutuo da parte del governo. Sarebbe un passo importante nella definizione di una nuova politica governativa per il rilancio del mercato della casa, e manterrebbe un ruolo significativo per Fannie Mae e Freddie Mac, le due mega-agenzie controllate dal governo che erogano e garantiscono molti mutui.

La Casa Bianca ha diffuso una nota ufficiale nella quale si dice che il presidente non ha ancora preso una decisione e che sono allo studio diverse opzioni. Non è neppure detto che la decisione arrivi prima delle elezioni del 2012, perché potrebbe essere duramente contestata dai repubblicani, in particolare dalla frangia che aderisce alle idee del Tea Party, contrarie a tutti gli interventi governativi nell'economia.

Il piano per la casa che Obama vorrebbe vedere legge, secondo il Post, limiterebbe l'esposizione dei contribuenti al rischio imponendo a banche e altri soggetti erogatori dei mutui un prezzo per avere la garanzia governativa. Il denaro così raccolto formerebbe un monte di fondi utilizzabili per coprire eventuali perdite sui titoli derivati dai mutui, nel caso di insolvenza dei debitori. Il governo userebbe denaro dei contribuenti per coprire le perdite solo se i fondi raccolti dalle banche finissero, come potrebbe avvenire nel caso di una crisi immobiliare come quella del 2008.

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