Obama torna in copertina su Rolling Stone

La più celebre rivista di musica rock del mondo torna a tirare la volata al presidente, come fece molte volte nel 2008

Oops, they did it again. La "storia d'amore" tra Barack Obama e la mitica rivista Rolling Stone - da decenni una sorta di "bibbia" della controcultura pop-rock - vive in questi giorni un ritorno di fiamma, dopo i fuochi d'artificio del 2008 quando l'allora senatore dell'Illinois strappò la candidatura ad Hillary Clinton nelle primarie democratiche più lunghe e sanguinarie degli ultimi anni. Già allora il magazine rock per antonomasia diede il suo eplicito e convinto sostengo ad Obama, dedicandogli più e più volte l'onore di una copertina solitamente riservata a personaggi di altro genere come Sting, Madonna, i REM o i Red Hot Chili Peppers. 

La "prima volta" della sinergia tra il futuro 44esimo presidente e la rivista dei rockettari risale addirittura al febbraio del 2007, quasi un anno prima delle primarie, quando Obama non era ancora ufficalmente in lizza: Rolling Stone gli dedicò un servizio di sei pagine in cui si spiegava che Obama era il primo candidato veramente di sinistra e al contempo veramente cool dai tempi di Bobby Kennedy. Il titolo del pezzo doveva inizialmente essere "Le radici radicali di Barack Obama", ma poi per non creargli problemi venne sostituito con il più celebrativo "Destiny's Child", il Figlio del Destino (titolo oltretutto molto digeribile per i lettori della rivista perché giocato sul nome di un complesso femminile R&B degli anni Novanta, quello in cui aveva debuttato la vocalist Beyoncé).

Da lì in poi Rolling Stone ha tirato la volata ad Obama moltissime volte. Memorabile la copertina dell'endorsement vero e proprio per le primarie - marzo 2008 - con tanto di aureola di santità come nei manifesti maoisti o nordcoreani, e titolo estatico "A New Hope", Una Nuova Speranza (mutuato da un film della serie Guerre Stellari, quasi a suggerire che Obama fosse il nuovo Luke Skywalker - da capire se l'Impero del male e la Morte Nera fossero Hillary, i Repubblicani...od entrambi) e pezzi al limite della crisi mistica ("rivoluzione fatta dalla gente", "chiamata della Storia", ecc).

Anche durante la presidenza di Obama qualche assist del genere c'è stato: ricordiamo ad esempio l'intervista servita come cover-story con il titolo "Obama Fights Back" nel settembre del 2010, nel tentativo di dargli una mano in vista delle elezioni parlamentari di mezzo termine (nelle quali prese invece una terribile batosta).

Ora, con l'avvio della campagna elettorale per la rielezione, Rolling Stone torna a fare la sua parte come ai vecchi tempi. La nuova copertina ci mostra un Obama rilassato e sorridente "Pronto per la Battaglia", e la cover-story è l'ennesima intervista "sdraiata", fatta il giorno di Pasqua (!), che dà modo al presidente di spiegare che i problemi del budget sono tutti colpa dei repubblicani (intesi come i politici: gli elettori sono invece vezzeggiati perché eventuali loro voti in uscita saranno bene accetti), che la prima linea del GOP è attualmente una fetenzia, non come quattro anni fa quando il candidato era uno in gamba come John McCain (ovviamente quattro anni fa non c'era altrettanto affetto per l'antagonista, ma questo in campagna elettorale è il minimo sindacale), che non ci saranno novità a favore del matrimonio gay (cui Obama è contrario, anche se nell'intervista la cosa non viene detta in modo del tutto esplicito) ma l'elettorato gay è caldamente invitato a votare per lui perché ha rimosso il regolamento "Don't Ask, Don't Tell" che impediva agli omosessuali dichiarati di arruolarsi nell'esercito, che la marijuana non si legalizza ma perseguirne i consumatori "non è una priorità", e che lui è in favore del libero mercato ma il movimento "Occupy Wall Street" gli sta simpatico perché è giusto considerare anche la opportunità dell'intervento statale, combattendo l'idea che il governo sia il problema e non la soluzione (vecchio slogan di Reagan, anche se questo non viene detto  - presumibilmente per non giocarsi la possibilità di riprovare ogni tanto a proporre dei parallelismi con la sua rielezione nel 1984). Gli viene insomma passato un po' di tutto, a cominciare dall'accusa di voler smantellare lo Stato Sociale riportando il rapporto pubblico/privato ancora più indietro che agli anni Venti... rivolta da Obama contro un partito il cui candidato, da governatore del Massachusetts, aveva fatto per primo la stessa riforma "interventista" del sistema sanitario che Obama stesso ha poi realizzato a livello nazionale.

Questo assist di Rolling Stone giunge a termine di una settimana che Obama ha dedicato all'alettorato giovane, fatta di incontri con gli studenti universitari sul problema dei mutui per finanzirne le rette, ma anche di eventi puramente mediatici palesemente mirati a ridare un po' di carisma pop all'immagine del presidente - in primis l'ospitata al popolarissimo show televisivo di Jimmy Fallon, il fenomeno del momento (diciamo una versione giovane e giovanile di david Letterman), con il quale Obama si è anche esibito, accmpagnato dalla tostissima band The Roots, in un monologo musicale che potete degustare nel video qui sotto: