Oberto Gili, un americano tra New York e Bra


In America da 25 anni, ha appena pubblicato il suo libro "Home sweet home"


22.11.11

01:30

Oberto Gili è un americano che vive tra New York e Bra, in Piemonte. È arrivato negli Stati Uniti a 40 anni, per allontanarsi da casa dopo un matrimonio finito, e nel giro di pochi anni ha trasformato la sua passione per la fotografia in una professione di successo. Complice è stata la Grande Mela, dove da subito ha iniziato a lavorare per il New York Magazine e Condé Nast. Le sue fotografie di interni e moda sono comparse su riviste come Vogue e House & Country, ed ora, a 65 anni, ha appena pubblicato con Rizzoli USA il suo “Home sweet home”, un libro in cui raccoglie le immagini della sua casa di Bra, insieme a quelle che più gli sono rimaste nel cuore nel corso della sua carriera, da New York all’Italia, passando per l’Inghilterra e il Marocco.
“Non c’è nessuna connessione evidente tra le case del libro”, spiega il fotografo, “sono immagini di interni che hanno influenzato il mio gusto, che mi piacciono”. Con un riferimento alle “Confessioni” di Sant’Agostino, per il quale il tempo di per sé non esiste, Gili chiarisce che le sue fotografie sono “fuori dal tempo, che siano state fatte quando avevo 25 anni o adesso non importa, per me appartengono al presente”.

Sulle pagine di “Home sweet home”, realizzato in collaborazione con la giornalista e scrittrice Susanna Salk, si aprono le porte di alcune delle case più affascinanti del mondo: dagli appartamenti newyorkesi dell’attrice Isabella Rossellini e dell’architetto Richard Maier, alla casa londinese dell’artista Anish Kapoor, a quelle dell’architetto dei giardini Paolo Pejrone, a Torino e Ravello.

“La maggior parte delle foto le ho realizzate lavorando per qualche rivista. Con alcuni proprietari sono poi diventato amico, altri non li ho mai più visti. Con Muriel Brandolini, per esempio, è nata una bella amicizia. Andres Serrano, invece, l’ho incontrato solo il giorno in cui ho fotografato la sua casa di New York”, racconta Gili, che ha chiesto a una decina dei protagonisti del suo libro di scrivere una breve riflessione su “cos’è per loro la casa”. Una delle risposte che ha apprezzato di più è quella del suo amico Paolo Pejrone, che ha scritto che “la casa è come un love affair, o ti innamori e allora è una cosa stupenda, altrimenti è come sposarsi per soldi invece che per amore”. Nelle fotografie di "Home sweet home" si riconosce la personalità dei padroni di casa, perché Gili ha immortalato le stanze di “chi ha saputo scegliere usando la testa, il gusto e la passione”. Ma viene fuori anche il suo sguardo, l’occhio attento del fotografo. “Prima faccio uno scanning di tutto, poi scelgo cosa mi colpisce. In generale cerco di non muovere mai nulla, ma se per riprendere cosa mi interessa di più devo spostare qualcosa, allora lo faccio”, spiega l’artista accendendosi una sigaretta nella cucina della sua casa di Bank Street, a Manhattan.

Quando viveva in Italia Gili era già un fotografo ma “più a tempo perso. Il fatto di venire negli Stati Uniti ha cambiato la mia vita professionale”, racconta. “Ho iniziato a fotografare grazie a 'Blow up', il film di Antonioni”. Quando studiava fisica a Torino condivideva la passione per la foto con un gruppo di amici, ma era un hobby. “Blow up mi ha fatto vedere che la fotografia poteva essere un mestiere, un business. Al tempo esisteva a New York, a Londra e a Parigi. Ho abbandonato gli studi, sono andato a Londra e ho iniziato a fare l’assistente”. Poi l’America è stata la svolta.

Reduce da una separazione, è andato a trovare il suo migliore amico in Connecticut, anch’egli alla fine di un matrimonio. “Sono partito con 6 mila dollari, ma ho iniziato subito a lavorare”, spiega, “prima ho ottenuto un visto, poi la Green Card e adesso ho il passaporto americano”. E allora chi vorrebbe come suo presidente? “Io ho votato Obama”, afferma Gili, “e lo rivoterò anche se mi ha deluso. Essendo un avvocato si è troppo basato sul compromesso, mentre ogni tanto bisogna saper dire no”.

Dell’America il fotografo ama “la libertà, la quantità di gente che si può incontrare e la facilità con cui si trovano opportunità” e alla domanda su cosa gli ha dato New York risponde “molta educazione, nel senso di conoscenza e apertura mentale, 10 mila idee e tante belle ragazze. Tutto, insomma”. Se con la fotografia dovesse spiegare New York a chi non l’ha mai vista, farebbe prima una foto del ristorantino all’angolo davanti casa sua nel west village, “perché rappresenta bene quest’area”. Poi andrebbe a midtown “con un bel grandangolo e guarderei in su, all’architettura. E fotograferei la gente a meno dieci gradi che cammina semi nuda”.
“Io non prendo droghe, ma New York crea dipendenza”, confessa Gili. L’unica cosa che gli manca nella Grande Mela è la campagna e per questa ragione quando può torna nella sua casa in Piemonte. Ma ci tiene a specificarlo: a Bra, non in Italia. “Sono cresciuto nell’Italia del dopoguerra, piena di stile, cultura e voglia di fare. Adesso è un paese di una volgarità allucinante”.

Dell’Italia Gili odia “la mentalità provinciale e chiusa” e il fatto che sia una società di “vecchi e di nomi”. Per questo non si considera quasi più italiano, ma un americano con nel cuore Bra. Durante l’attentato dell’11 settembre si è sentito “parte della tragedia”, ha visto cadere una torre in televisione e subito dopo l’altra dalla strada, in una nube di fumo. “All’ospedale vicino a casa mia c’erano centinaia di medici tutti sul marciapiede ad accogliere le ambulanze”, racconta. “Quando sono andato a donare il sangue, verso le 12 e mezza, mi hanno rimandato a casa perché c’era già troppa gente. Ho amato l’America perché ha dato prova di solidarietà e organizzazione.” Poi gli viene in mente Guantanamo e non trattiene un commento di forte disprezzo. “Capisco che sono morte migliaia di persone, capisco la rabbia, ma non si può dimenticare che gli Stati Uniti sono un paese civile”.

Ci sono cose che Gili non sopporta dell’America: la superficialità, l’importanza dei soldi e il conformismo. “Non si può fumare. Benissimo, la gente sta meglio, lo stato risparmia … ma il fumo è il vizio dei poveri, della massa, e far pagare 15 dollari un pacchetto di sigarette lo trovo un po’ cattivo. E se qualcuno ti vede fumare ti guarda con disprezzo”, spiega il fotografo.
Non ha animali a New York, ma nella casa di Bra ad aspettarlo ci sono un cane e delle mucche. “New York è piena di cani. Se tu porti un cane al guinzaglio, e quando incroci un altro cane il tuo abbaia, come è normale che sia, ti dicono che è troppo aggressivo e ti consigliano di portarlo dallo psichiatra”.

Gili ha sempre usato le macchine a pellicola, ma da due anni e mezzo usa soprattutto le camere digitali e quindi lavora anche molto al computer. “La cosa che sto sperimentando sono stampe che realizzo a mano, su carta ad acquerello. È una tecnica antica, che permette di ottenere una stampa a colori da un negativo in bianco e nero. Ci vuole una settimana per farne una”, spiega.

Attualmente sta lavorando ad un nuovo libro che descrive così: “Per ora si chiama Senso, come il film di Visconti. È la mia visione sulla sensualità. Non solo della donna, ma quella che si trova nella frutta, nella verdura, nella casa, nei fiori, negli oggetti. Ovunque”.

 

 

 

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