L'occupazione americana frena, si scommette su taglio tassi Fed

Creati solo 75mila posto contro i 180mila attesi. Tasso di disoccupazione fermo al 3,6%, vicino ai minimi da 50 anni. Settore manifatturiero al palo. Colpa delle tensioni commerciali?

A maggio l'occupazione americana ha subito una netta frenata alimentando le attese degli analisti per un taglio dei tassi da parte della Federal Reserce. Il mese scorso sono stati creati solo 75mila posti di lavoro contro i 180mila attesi. Si tratta di un netto rallentamento rispetto ai 224mila posti creati ad aprile, dato rivisto al ribasso (da 263mila) come anche quello di marzo (a153mila da 189mila).

Quella frenata potrebbe essere dovuta alle tensioni commerciali e al rallentamento dell'economia mondiale, cose che potrebbe spingere i datori di lavoro alla cautela. Non a caso il settore manifatturiero, particolarmente sensibile alla guerra dei dazi, è rimasto invariato in termini di posti di lavoro creati. Inoltre, il tasso di disoccupazione è rimasto come atteso al 3,6%, vicino ai minimi da 50 anni, e ciò potrebbe lasciare i datori di lavoro senza il personale che desiderano. Questo alimenta il mistero dei salari orari cresciuti meno del previsto (+0,22% mensile), indicando che l'inflazione non si scalda. Su base annuale l'incremento è stato solido (+3,1%) ma comunque inferiore al picco del 3,4% raggiunto a febbraio.

Anche per questo il mercato scommette su un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, che con un'inflazione contenuta ha più spazio di manovra. Difficilmente, però, la banca centrale americana agirà sulla base di un solo dato. Per giustificare la mossa che il mercato chiede a gran voce sin da gennaio, l'istituto centrale ha bisogno di più indicatori. Anche per questo le probabilità di un taglio a giugno sono più basse rispetto a luglio. Stando ai future sui Fed Funds, c'è il 30,8% di probabilità che il 19 giugno prossimo i tassi siano ridotti di 25 punti base al 2-2,25%; le chance salgono al 57% per un simile taglio nella riunione che si concluderà il 31 luglio.

Tornando al rapporto, maggio è stato comunque il mese numero 104 di fila in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale, un nuovo record invista di quello che l'economia americana metterà a segno a luglio, quando l'espansione avrà raggiunto il suo decimo anno.

La partecipazione alla forza lavoro è rimasta al 62,8% del mese precedente. Era al 66% prima dell'ultima recessione. Tenuto conto delle revisioni al ribasso di aprile e marzo pari a 75mila posti di lavoro, in media da inizio anno sono stati creati 164mila posti al mese contro i 223mila del 2018.

Il numero di americani che si accontentano di un lavoro part-time è sceso di 299mila unità a 4,4 milioni; si tratta di persone che avrebbero preferito un lavoro a tempo pieno ma che non sono riuscite a trovarlo o le cui ore di lavoro sono state ridotte. Su base annuale il dato è calato di 565mila unità. A maggio 1,4 milioni di persone erano "marginalmente attaccate alla forza lavoro", pressoché invariato rispetto a un anno prima. Si tratta di individui che non fanno parte della forza lavoro ma erano teoricamente disponibili a lavorare e che hanno cercato lavoro qualche volta nei 12 mesi precedenti. Non sono stati contati tra i disoccupati perché non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti al rapporto. Tra di loro 338mila erano scoraggiati dal cercare un'occupazione e le altre persone non hanno cercato un lavoro o perché frequentavano una scuola o per via di responsabilità famigliari.

A livello settoriale, i servizi professionali ha aggiunto 33mila posti portando il totale degli ultimi 12 mesi a 498mila. Nella sanità l'incremento è stato di 16mila unità e di 391mila nell'ultimo anno. Nelle costruzioni c'è stato un +4mila dopo il +30mila di aprile; in 12 mesi sono stati creati 215mila posti. Altri settori inclusi quelli manifatturiero, minerario, retail, alberghiero e dei trasporti sono rimasti poco mossi.